• 6 Ottobre 2026

Pirati dei Caraibi 4 – Oltre i Confini del Mare

Jack Sparrow di nuovo a caccia della sua Perla Nera ma con un nuovo equipaggio e villain: il pirata Barbanera vuole la Fonte della Giovinezza e ha con sé sua figlia, Penelope Cruz, bella quanto ambigua. Tutti pirati che si dirigono oltre i confini del mare. La regia di Rob Marshall avrà fatto un buon lavoro? Recensione in 2D e 3D.

Film Pirati dei Caraibi. Oltre i confini del mare
Titolo originale: Pirates of Caribbean: On stranger Tides
Nazionalità: USA
Anno: 2011
Durata: 136 minuti (2h16′)
Genere: commedia, avventura, fantasy
Regia: Rob Marshall
Sceneggiatura: Ted Elliott, Terry Rossio
Basato sul libro Mari Stregati di Tim Powers
Fotografia: Don Burgess
Colonna sonora: Hans Zimmer
Attori del Cast: Johnny Depp, Ian McShane, Penélope Cruz, Geoffrey Rush, Kevin McNally, Sam Claflin, Stephen Graham, Àstrid Bergès-Frisbey, Richard Griffiths, Keith Richards.

Sequel di: Pirati dei Caraibi Ai Confini del Mondo
Prequel di: Pirati dei Caraibi 5



TRAMA

XVIII Secolo: Jack Sparrow (Johnny Depp) è a Londra per salvare dalla forca il suo amico Gibbs (Kevin McNally). Ma un altro Jack Sparrow è lì per arruolare una ciurma, destinazione: la Fonte della Giovinezza. Un sorso e rubi gli anni ad una persona.
Jack si risveglia il mattino dopo sulla nave del pirata Barbanera (Ian McShane), il pirata più cattivo della storia. Costui deve trovare la fonte perché secondo una profezia sta per essere ucciso da un uomo senza una gamba e lui vuole continuare la sua vita malvagia. Ma soprattutto lo vuole sua figlia Angelica (Penelope Cruz). Bella e abbandonata da Sparrow anni addietro, Angelica ha da lui appreso l’arte della menzogna e vuole risparmiare a suo padre la dannazione eterna nella speranza che si redima dai suoi misfatti.
Non sono soli lungo il viaggio: Barbanera è inseguito dagli inglesi, capitanati da Barbossa (Geoffrey Rush) passato alle dipendenze di Sua Maestà Re Giorgio II (Richard Griffiths), e dagli spagnoli. Il viaggio verso la Fonte della Giovinezza è lungo e insidioso, e quando passeranno nel mare delle malefiche Sirene se ne renderanno conto…

 

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RECENSIONE PIRATI DEI CARAIBI OLTRE I CONFINI DEL MARE

Lo avevamo lasciato in mare mentre osservava una mappa e Jack Sparrow ora dovrà seguirla. Con Pirati dei Caraibi 4 Oltre i Confini del Mare Johnny Depp ha ripreso per la quarta volta i panni del pirata più strampalato del cinema ma stavolta la sua ciurma è cambiata: la storia d’amore tra Will Turner (Orlando Bloom) ed Elizabeth (Keira Knigthley) è stata eliminata per defezione degli interpreti: Bloom riteneva che la loro storia non avesse altro da dire, Knightley non voleva restare ingabbiata nel ruolo.

Non posso che dare ragione ai due: la loro linea narrativa aveva trovato una romantica conclusione nel precedente film Pirati dei Caraibi ai confini del mondo e nella scena dopo i titoli di coda avevamo visto Elizabeh e Will ritrovarsi finalmente 10 anni dopo assieme al loro figlio. Non avrebbe avuto senso coinvolgerli ancora.

D’altro canto il pirata Barbossa aveva ormai esaurito nel primo film la sua carica di villain e la nuova sceneggiatura ce lo presenta al servizio della Corona inglese. Davy Jones, il villain dalla barba tentacolare di Pirati dei caraibi 2 – La Maledizione del Forziere Fantasma, divenuto cattivo e senza cuore dopo una storia d’amore andata male, era infine stato distrutto nel sequel. Dunque, serviva un nuovo cattivo e una nuova storia d’amore.

UNA NUOVA ROTTA

E così cambiata ciurma, Ted Elliott e Terry Rossio, già sceneggiatori ufficiali dell’ìntera saga dei Pirati dei Caraibi, hanno deciso di rispolverare un romanzo fantastico piratesco di Tim Powers, da cui lo stesso Ron Gilbert prese ispirazione anni addietro per la definizione dei personaggi del videogioco Monkey Island (di cui Pirati dei caraibi è sempre stata considerata dai fan una sorta di versione cinematografica).
Il romanzo Mari Stregati chiamava in causa Barbanera e la Fonte della Giovinezza. Lungo il viaggio gli incantesmi woodoo regnavano sovrani.
Il pirata Barbanera è pertanto il villain di questo quarto capitolo.

I DIFETTI DEL FILM

Il primo errore nella lavorazione è stata la decisione della produzione di fare “economia” e limitare il budget a circa 200 milioni di dollari, 100 milioni di dollari meno del precedente film. In questi anni la saga ha dato vita una continua sfida con sé stessa cercando di superarsi continuamente, e per numero e per originalità delle gag, e per le strepitose battaglie navali e disastri marini a cui i nostri eroi sono andati incontro.

Pirati dei Caraibi, non mi stancherò mai di dirlo, incarna esattamente lo spirito delle attrazioni Disney: intrattenere, sì, ma anche stupire. Ma alla Disney non potevano più superarsi e hanno operato una specie di reboot per riportare la saga alla sua essenza. Tagliando il budget, il quale già doveva far rientrare il costo del 3D, la produzione ha fermato questa gara al record e ha ridimensionato in partenza il possibile risultato finale. Per la cronaca Pirati dei Caraibi 4 non è stato girato tutto in 3D, ma alcune scene in 2D e convertite al 3D in post produzione.
Con spettatori e bambini ormai viziati dalla trilogia e che vanno al cinema per vedere principalmente due cose, Jack Sparrow e gli effetti speciali, la produzione ha rischiato parecchio.

Dall’altro lato, gli sceneggiatori hanno fatto il secondo errore: hanno deciso di spezzare in due quella linea romantica, introducendo da una parte la ex di Sparrow, Angelica, e dall’altra varando la inedita coppia missionario-sirena. Angelica è stata corrotta da Jack, è ambigua, combattuta tra la vendetta/amore per Jack e l’amore verso il padre malvagio. Il problema di Angelica, e non di Penelope Cruz, è che Angelica è troppo indecisa , perciò sia quando flirta con Jack, sia quando cerca di essere cattiva, non è mai convincente.
Come tutti immaginiamo, Jack Sparrow non è mai stato un tenero amante, sappiamo da sempre che si fa i fatti suoi, per cui anche quella vena di tristezza che si legge nei suoi occhi nella parte finale non è sufficiente per far scendere la lacrimuccia. Jack Sparrow non è tipo da giurare l’amore eterno che lo spettatore si aspetta.
Jack Sparrow fa Jack Sparrow e viene indebolito solo da quei vani tentativi di renderlo romantico: la parte migliore della storia Sparrow-Angelica, infatti, è proprio quando duellano dandosi della femminuccia a vicenda.

I NUOVI PERSONAGGI

L’onere di smuovere gli animi degli spettatori con un amore impossibile è toccato pertanto alla coppia romantica missionario-sirena. C’è questo giovane missionario palestrato che cinguetta con la bella sirena. Finito qui. La coppia ha uno spessore infinitesimale, non emergono dalle acque stregate: lui o piagnucola o cita la bibbia, lei a dire la verità sembra tanto una che ci fa per essere liberata.

Dunque la parte romantica fa sentire moltissimo la nostalgia dei “bei tempi”, quando a baciarsi e a salvarsi a vicenda erano la fiera Elizabeth e il baffetto alla Errol Flynn, Will.

IL PIRATA BARBANERA CONTRO JACK SPARROW

Il Pirata Barbanera, il terrore dei 7 mari, il pirata più spietato di tutti, solca gli oceani con una nave lanciafiamme e ricorre al woodoo per arrembare le navi nemiche.
Il vecchio è ormai talmente ossessionato dal suo delirio di onnipotenza da collezionare in bottiglia le navi che ha catturato. Lo fanno per giunta interpretare a Ian McShane, che interpretò col dovuto tormento il Giuda nel Gesù di Zeffirelli. Ci si aspetta un signor cattivo, un cattivo da rinchiudere lo stesso Davy Jones nel forziere dell’uomo morto.
Gli metti un missionario a fargli da contraltare, ci vuoi proporre un apologo della malvagità contro il Bene? Una disfida intellettuale a colpi di Bibbia?
Barbanera è solo annoiato e, a tratti divertito, le citazioni del vecchio testamento gli fanno il solletico.
Barbanera non ha dubbi, è un malvagio rodato e coerente, ma più che malvagio è antipatico e apatico. Un cattivo in pre-pensionamento rassegnato alla dannazione eterna non dà alcun motivo per concordare col desiderio di redenzione di Angelica.
Dunque, Angelica è matta, è una sognatrice, altro che controparte di Sparrow.
Gli spagnoli, che vi devo dire degli spagnoli? Fungono da Deus ex machina e sembrano chiedersi se hanno sbagliato caverna.

Per il resto, si passa da una scena d’azione all’altra a velocità luce. Non fai in tempo a renderti conto che Jack è in piedi sul tetto di una carrozza in fuga e subito dopo beve grog nella taverna, sai già che Jack riuscirà a mangiare quella brioche in qualche rocambolesco modo. Nonostante le memorabili battute alla Sparrow, non c’è davvero una sequenza che susciti l’ilarità a cui siamo abituati: ve la ricordate la grande ruota panoramica che rotolava allegra nella giungla con Will e Jack sopra a duellare? O Jack che cerca di fuggire dai cannibali? Quelle scene vi mancheranno.

COSA MANCA

Sono lontane anche le suggestioni, l’epicità e le magnificenze visive della trilogia diretta da Gore Verbinsky, come l’attacco del Kracken, la caduta della nave nel vuoto alla fine del mare, la visionaria striscia di sabbia bianca nel forziere di Davy Jones, la maestosità del Maelstrom.
In Pirati dei Caraibi 4 Oltre Confini del mare solo la sequenza dell’attacco delle sirene è degna di nota, anche se, personalmente ho apprezzato anche la scenografia e gli effetti speciali nella parte alla Fonte della Giovinezza.
Purtroppo, non c’è altro che giustifichi la scelta del 3D. Le scene sembrano ugualmente piatte e prive di spessore perché per la maggior parte sono inquadrate da un punto di vista limitante perfino per il 2D.

Resta intatta la fotografia che ritrae i chiaroscuri dei notturni in grigio antracite e illumina i colori delle location caraibiche, dove hanno girato buona parte del film. Da non dimenticare la colonna sonora di Hans Zimmer.
Il carattere della saga è stato però preservato nel cambio di regista. Si riconosce lo stile di Pirati dei Caraibi in ogni scena, si riconosce Jack Sparrow e qualche battuta da ricordare c’è, qualche sorriso lo strappa.
Anche se l’astuzia di Jack non marca visita, se come dice Jack “E’ il viaggio che conta, non la destinazione“, devo purtroppo dire che il finale di Pirati dei Caraibi 4 è la cosa che m’è piaciuta di più.
Riguardo alla regia, Rob Marshall sembra aver fatto un giro di prova nella saga più che un film. Pirati dei Caraibi è alla minima potenza, involuto, rimpicciolito, timido. Marshall non ha dato le giuste imbeccate per modificare la sceneggiatura dove ce n’era bisogno, si è fidato, ma un regista è questo che fa, organizza, dirige il complesso, aggiusta laddove va migliorato.

COMMENTO FINALE

Rob Marshall è riuscito a rispettare le caratteristiche essenziali della saga e ha fatto meritare al film un voto sufficiente, ma non ha fatto altro e dove ha provato qualcosa di nuovo è scaduto nel grottesco: c’era proprio bisogno dell’insulso teatrino col ciccionico Re Giorgio II? Secondo me no.

Possiamo addurre come scusa il budget ridotto che ha stroncato tutte le intenzioni di prolungare le riprese per curare meglio l’insieme, ma è comunque una scusa visto il battage pubblicitario da ottava meraviglia che ha accompagnato l’uscita del film. Per tutti questi motivi, 136 minuti sono troppi e rischia di annoiare soprattutto chi ha fatto il sacrificio di inforcare gli occhialini 3D per oltre due ore.

Insomma, per quanto sia rispettoso della saga e in tema, reputo Pirati dei Caraibi 4 Oltre i Confini del Mare il meno bello della serie. A questa saga ho sempre dato voti alti e mi sarebbe piaciuto continuare.
Se è l’inizio di una nuova trilogia e se la produzione pensa di girare il previsto Pirati dei caraibi 5, senza escogitare qualcosa di davvero appetitoso, la saga dei pirati rischia di dover fare i conti con sé stessa e vedere il voto calare ancora.
Da fan della prima ora spero pertanto che migliori nel sequel e restituisca alla saga la potenza espressiva e intrattenitrice che l’ha resa leggendaria.

Come ha voluto la Walt Disney, Pirati dei caraibi 4 Oltre i Confini del Mare riduce la saga alla sua essenza, quindi è vedibile sicuramente, ma potete tranquillamente risparmiare qualche euro e guardarlo in 2D.

Per la serie: Pirati senza vento.

Voto personale in 3D: 6.0
Voto personale in 2D: 6.0

Extra

Curiosità

  • Come per Pirati dei Caraibi Ai confini del Mondo, Keith Richards compare nel ruolo di Tigue Sparrow, il padre di Jack. Johnny Depp ha sempre detto di aver tratto ispirazione dalla rockstar per la creazione del personaggio di Jack Sparrow. Quando gli assegnarono il ruolo al primo film, studiò l’epoca piratesca per mesi e disse di che secondo lui i pirati erano le rockstar del 1700.
  • Come da tradizione, alla fine dei titoli di coda c’è una scena supplementare: c’è di mezzo Angelica.
  • Johnny Depp accettò di riprendere il ruolo di Jack Sparrow prima ancora che ci fosse uno script, ma quando Dick Cook abbandonò la Walt Disney espresse riserve sul futuro della saga: era stato proprio Dick Cook, infatti, ad avere fiducia in Depp quando la sua stramba caratterizzazione di Jack Sparrow, ai tempi de La Maledizione della Prima Luna, inorridì la casa cinematografica.
  • Anche se il film è basato sul romanzo Mari Stregati, non ne è una trasposizione cinematografica. Il protagonista del libro è diversissimo da Jack Sparrow, mentre vi ritroviamo la parte relativa al pirata Barbanera e la Fonte della Giovinezza.
  • Penelope Cruz era incinta durante la lavorazione del film e il suo pancione cresceva, ponendo problemi ai costumisti. Nelle riprese da lontano a figura intera è stata quindi sostituita da sua sorella Monica, mentre nelle inquadrature di fronte viene ripresa sopra la vita per non far notare la gravidanza. Gravidanza che comunque è riuscita a far parte del film.
  • Il film è ambientato nell‘anno 1750.
  • Dove è stato girato Pirati dei Caraibi Oltre i Confini del Mare? Contrariamente ai precedenti film, tranne Puerto Rico, quasi tutte le location si trovano tra Regno Unito (Hampton Court Palace, Greenwich, Pinewood Studios e Cornovaglia)  e Stati Uniti d’America (Hawaii e California). La bellissima caverna dove è nascosta la Fontana della Giovinezza altri non è che Waikapala’e Wet Cave, una cava a nord di Kaua’i (Hawaii). All’interno c’è un passaggio sottomarino che porta ad un anfratto denominato “Blue Room” dove, secondo i locali,  in passato sarebbe stato scoperto un vero tesoro di pirati.
  • La nave di Barbossa, la Providence, è la stessa nave già utilizzata per le riprese del film Master and Commander (2003). Si chiama HMS Surprise e potete ammirarla dal vivo visitando il Museo Marittimo di San Diego (USA). Si tratta, infatti, di una vera nave costruita nel 1970 sulla base di un progetto risalente al 1757.
  • La Fonte della Giovinezza è un antico mito che si ricollega al Giardino dell’Eden.  Da lì sgorgherebbe la sorgente della sua miracolosa acqua. Il suo funzionamento non è quello indicato nel film, la fonte guarisce le malattie e ringiovanisce chi vi si abbevera, senza dover ricorrere a sacrifici. Durante il 1500 in base ai racconti dei nativi americani che sostenevano di farne uso, alcuni esploratori spagnoli la localizzarono nei Caraibi senza però mai trovarla. La Fonte della Giovinezza è un mito presente in molte culture antiche, incluse quelle europee. Cinematograficamente parlando, Tarzan conosce benissimo la Fontana della Giovinezza e la difende dagli occidentali sfruttatori. Avviene nel film Tarzan e la Fontana Magica (1949).
  • Le Sirene sono figure mitologiche antiche. Si diceva che il loro canto ammaliasse i marinai attirandoli sulle secche, dove trovavano la morte, o direttamente uccidendoli. Nell’Odissea, Ulisse, consigliato da Circe, si fa legare all’albero della nave per sopravvivere al loro canto mortale. Tra i poteri attribuiti alle sirene, il loro bacio poteva salvare l’uomo dall’annegamento. In “Splash – una sirena a Manhattan“, con Tom Hanks e Daryl Hannah, protagonista femminile è proprio una sirena.
  • Ian McShane ha partecipato come guest star ad un lungo elenco di produzioni televisive, tra cui la serie tv  Spazio 1999, un telefilm inglese di fantascienza ambientato sulla Luna.
  • Costume Jack Sparrow, come crearlo

Recenso

Valeria Barbera adora parlare di film, libri e serie TV. Nella vita è editor e writing coach. Ha scritto un romanzo, curato un'antologia e pubblicato racconti in antologie e riviste, tra le quali Robot, Urania Collezione 176 e Distòpia, Urania Millemondi 87. Le sue storie sono state premiate o finaliste in diversi premi di narrativa. È redattore di Fantascienza.com e collabora con Andromeda: rivista di fantascienza. Ha vinto il Premio al Lettore di Fantascienza per le migliori recensioni di opere di fantascienza. Inoltre narra audiolibri ed è la voce di VAL9000 per FantascientifiCast: podcast di fantascienza e cronache dalla galassia. Bazzica il web con il nickname Recenso. Altre notizie su Valeria possono essere reperite sul suo blog Recenso.com

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