• 26 Maggio 2024

Source Code. Recensione con Spiegazione del Film di Duncan Jones

Neanche un viaggio nel tempo del Source Code fa paura a Jake Gyllenhaal, che nel secondo film di Duncan Jones oscilla tra realtà parallele e altre identità.

Source code locandina del film

Film Source Code
Titolo originale: Source Code
Nazionalità: USA/Francia
Anno: 2011
Durata: 93 minuti (1h 43′)
Genere: Drammatico, thriller, fantascienza
Regia: Duncan Jones
Sceneggiatura: Ben Ripley
Fotografia: Don Burgess
Colonna sonora: Chris Bacon
Attori del Cast: Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga, Jeffrey Wright, Russell Peters, Michael Arden, Cas Anvar



TRAMA

Il capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhaal) si risveglia su un treno diretto verso Chicago, di fronte a una sconosciuta (Michelle Monaghan) e guardandosi allo specchio scopre di avere il volto di un altro uomo.

Il treno esplode, lui si ritrova isolato in una capsula e può dialogare col colonnello Goodwin (Vera Farmiga) solo attraverso un monitor. Colter scopre di essere in missione governativa segreta e i militari stanno sperimentando per la prima volta una nuova invenzione denominata Source Code.

Grazie alla meccanica quantistica e al calcolo parabolico, Source Code può ricreare, come in una simulazione, gli ultimi 8 minuti di vita di una persona deceduta e farli rivivere a un altro. Colter sta perciò rivivendo gli ultimi 8 minuti di vita di un insegnante che viaggiava sul treno, esploso per una bomba.

I militari sono sicuri che l’attentatore colpirà ancora ma non sanno dove e quando. Il compito di Colter è, rivivendo più volte quegli 8 minuti, raccogliere informazioni, scoprire l’identità del terrorista e dove avverrà il prossimo attentato. Ma la stessa sorte di Colter è avvolta dal mistero.

Scomparso in Afghanistan mesi prima, scopre che non gli è consentito comunicare col padre (Scott Bakula, solo voce) ma soprattutto ha l’impressione che il Source Code non sia una invenzione così innocua come assicura il suo inventore (Jeffrey Wright)…

TRAILER

RECENSIONE SOURCE CODE

Source Code è il secondo film di fantascienza diretto da Duncan Jones. Regista inglese e figlio di David Bowie, fin dal suo esordio con il malinconico Moon, Duncan Jones ha creato delle aspettative. In questo secondo film conferma le sue doti e propone un thriller dal sapore Hitchcockiano che vira con eleganza nella fantascienza ribadendo alcuni dei temi già affrontati con Moon.

DALLA LUNA ALLE REALTA’ PARALLELE

Se in Moon si ravvisavano le influenze di capolavori come 2001 Odissea nello spazio e Solaris, Source Code si ispira nella forma al maestro del thriller, Hitchcock, riconoscibile sin dall’inizio nelle atmosfere equivoche che Jones riesce a creare con pochi dettagli e una colonna sonora che si ispira in quei momenti Hitchcockiani proprio allo stile dei suoi film. Indicativa la sequenza nella stazione dove inquadrature calibrate e sguardi indagatori, accompagnati da una musica dal carattere “urgente”, giocano sulla figura dell’uomo comune (l’insegnante) costretto a improvvisarsi detective e descrivono efficacemente la tensione scatenata dall’ambiguità dell’insospettabile killer.

Il tema del loop temporale è stato varie volte riusato sia nel cinema che nella tv, e il rischio di questo stratagemma è la monotonia del mostrare sempre la stessa scena.

La sceneggiatura di Ben Ripley, alla sua prima prova per il cinema, evita intelligentemente la trappola del deja vu perché descrive l’evolversi delle interazioni tra i personaggi lasciando che maturino spontaneamente nei vari cicli, dando spazio anche a divertenti intermezzi e le personali parentesi di Colter.

La regia attenta di Duncan Jones invece conferisce dinamicità alle riprese variando le inquadrature e velocizzando il montaggio delle parti ripetute per farci concentrare solo sull’indagine osservata dal punto di vista dell’eroe, per cui Source Code, nonostante sia molto facile capire chi sia l’attentatore ed esageri un tantino nella parte del secondo attentato, non è noioso.

Source Code è un film tutto poggiato su Jake Gyllenhaal che dimostra di sapersi adattare alla parte, anche se sgrana un po’ troppo gli occhi grandi come uova di piccione. Meno spazio è lasciato alla Michelle Monaghan, essendo il suo personaggio più simile a una proiezione olografica mentre poco più che una macchietta il personaggio dello scienziato.

PARAGONE CON QUANTUM LEAP

Paragonato da alcuni, secondo me a torto, a “Ricomincio da capo” con Bill Murray, di cui ha in comune solo il loop temporale, e a Donnie Darko, di cui eredita solo il protagonista, Source Code si ispira nella trama e nel carattere più a Deja Vu, di Tony Scott e a Quantum Leap.

Quantum Leap è una storica serie tv di fantascienza trasmessa in Italia da RaiUno negli anni ’90 col titolo “In viaggio nel tempo“, dove uno scienziato, Sam Beckett, viaggiava nel tempo assumendo ogni volta suo malgrado le sembianze di una persona estranea. Beckett si ritrovava intrappolato nella vita dell’altro, costretto a vedere un volto non suo allo specchio, fin quando, aiutato da un osservatore esterno (che qui è il colonnello Goodwin) e un computer (che qui è il progetto Source Code), portava a termine la missione. Di salto in salto, Beckett salvava la vita di persone, impediva disastri o semplicemente favoriva l’unione tra due innamorati, e andava avanti così fino al finale della serie, che sconfinava nella metafisica.

L’omaggio di Source Code diventa ancora più palese  quando notiamo che nella versione originale la voce del padre di Colter è proprio quella di Scott Bakula, protagonista di Quantum Leap. In italiano non è stata mantenuta l’uguaglianza delle voci (in Quantum Leap Scott Bakula era doppiato da Massimo Giuliani). Inoltre nella versione originale di Source Code Scott Bakula esclama proprio la frase “Oh Boy“, che era l’intercalare tipico di Beckett. In Quantum Leap era tradotta in italiano con “Oh, mamma” ma in nel doppiaggio di Source Code si è perso anche questo collegamento perché è stata tradotta con “Santo cielo“.
Il meccanismo delle realtà a scatole cinesi invece mi ha ricordato molto quello simile de “Il tredicesimo piano“, un bel film di fantascienza uscito nello stesso anno di Matrix, ma sottovalutato.

IL CODICE SORGENTE DEL FILM

Ma qual è il significato di Source Code? Colter confinato in un ambiente claustrofobico, isolato dal mondo esterno con cui può comunicare solo tramite il freddo occhio del monitor, l’essere umano privato del suo libero arbitrio e utilizzato come oggetto per scopi “superiori”, le frasi incomplete, gli sguardi bassi del colonnello Goodwin interpretato da una dolce Vera Farmiga, l’altro da sé, la persona diversa ma di cui Colter ha assunto l’identità, richiamano facilmente alla memoria la solitudine dell’astronauta Sam di Moon e il suo doppio.

Essenzialmente denunciano l’abuso della tecnologia, mascherata da nobili fini, a scapito della vita delle persone, ma un’analisi degli elementi comuni fa però concludere che il Sam di Moon e il Colter Stevens di Source Code non sono altro che rappresentazioni dello stesso Jones. Il regista è cresciuto in un collegio svizzero, lontano dal celeberrimo padre, tra informazioni filtrate e deformate da terze persone, e sembra anche ansioso di scrollarsi addosso la fama di figlio d’arte (il clone in Moon, l’altra identità di Colter) dimostrando di avere una propria identità.

Per quanto riguarda la fantascienza di Source Code, tra loop temporali e universi paralleli la vita di Colter descrive una spirale tra le realtà, non priva di paradossi, che però si inseriscono incredibilmente bene nell’economia della storia lasciando comunque una sensazione di organicità. Il film avanza inoltre alcune domande: la realtà è una rappresentazione della nostra mente? Una volta pensata può avere vita propria? La mente può farci viaggiare tra universi paralleli? Nel finale Source Code scopre le carte e dice la sua morale.

COMMENTO FINALE

In conclusione, Source Code è un film di livello un po’ inferiore rispetto a Moon, che poteva comunque contare su fotografia e scenografia che aggiungevano valore, ma ribadisce le intenzioni serie del suo regista che non sceglie film per soldi ma per dire qualcosa. Non è esente da difetti ma Jones era al secondo film e avrebbe avuto comunque tutto il tempo per affinare le sue capacità. Forse…

Per la serie: 8 minuti che cambiano la vita.

Voto personale: 8-/8.0

Curiosità

  • La suoneria di Chistina è la stessa melodia suonata dalla sveglia dell’astronauta nel film Moon, sempre diretto da Duncan Jones.
  • Il computer di Quantum Leap, la serie tv, si chiamava Ziggy. Ziggy è anche il soprannome di Duncan Jones.
  • Duncan Jones ha diretto altri due film, negli anni seguenti, che però non sono stati apprezzati dalla critica.

SPIEGAZIONE SOURCE CODE: ATTENZIONE SPOILER!

  • Colter era stato abbattuto in Afghanistan mente pilotava un elicottero e probabilmente era stato tranciato dalle pale, infatti gli mancano gli arti e la parte inferiore del corpo. Viene tenuto in vita da una macchina nel centro militare che gli trasmette anche i dati relativi alla realtà che percepisce, ecco perché la sua memoria può essere azzerata.
  • Colter percepisce il suo corpo intero ma in realtà sono manifestazioni di parti che non ci sono più e il suo cervello è tenuto in vita dal computer. Lui non è nella capsula davanti a un monitor e non parla realmente con Goodwin, ma il computer interpreta i suoi pensieri e li scrive sul monitor. Per poter utilizzare il suo corpo in pace per il progetto segreto, i militari avevano detto al padre che il figlio era morto in modo che nessuno lo trovasse. Per i militari lui era diventato solo un oggetto.
  • Come funziona o meglio funzionerebbe Il Source Code? In italiano il suo nome significa codice sorgente. Normalmente si chiama così il codice dei programmi per computer, dove girano le “simulazioni”, ma secondo quanto detto nel film si riferirebbe al codice sorgente proprio della realtà parallela in cui si ritrova ogni volta Colter. Source Code estrapola dal cervello del cadavere dati sulla realtà percepita, li elabora, aggiunge variazioni (la pistola che Goodwin indica a Colter, non dovrebbe trovarsi sul treno: è stata quindi piazzata da chi prepara il nuovo ciclo) e attraverso la mente di Colter collegata al computer si aggancia probabilmente all’universo parallelo corrispondente a quelle variazioni. Ecco perché le reazioni dei passeggeri sul treno e fuori cambiano a seconda delle azioni di Colter. La meccanica quantistica lascia ipotizzare che viviamo in un multiverso, un insieme di universi alternativi e paralleli creati dalle diverse scelte che compiamo nella vita. Alcuni sarebbero solo leggermente diversi dal nostro e sarebbero popolati dai nostri doppioni, altri invece sarebbero diversissimi. Il film assume che la mente stimolata dal computer possa viaggiare nel multiverso
  • Nel finale di Source Code Colter continua a vivere nella realtà del treno dopo che Goodwin ha spento la macchina che lo tiene in vita, perché quella realtà non era una simulazione ma un vero universo parallelo, dotato di vita propria e lui ne è diventato parte, con l’identità dell’insegnante. Nella realtà originaria invece, il corpo di Colter è morto
  • Perché Goodwin aiuta Colter alla fine e stacca la spina? Come vediamo nel finale della realtà del treno, Colter aveva inviato al Goodwin di quell’universo un messaggio per avvisarla di aiutare il Colter di quell’universo. E’ quindi probabile che la realtà originaria di questo film non fosse neanche quella originaria ma una delle tante scatole cinesi, e che anche il Goodwin della realtà originaria avesse ricevuto lo stesso messaggio dal Colter di una realtà superiore a quella, dove aveva probabilmente sperimentato il progetto per un altro attentato poi sventato da una sua telefonata, e così via. Per questo Goodwin dice a Colter la frase “Andrà tutto bene“.

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Recenso

Valeria Barbera adora parlare di film, libri e serie TV. Nella vita è editor e writing coach. Ha scritto un romanzo, curato un'antologia e pubblicato racconti in antologie e riviste, tra le quali Robot, Urania Collezione 176 e Distòpia, Urania Millemondi 87. Le sue storie sono state premiate o finaliste in diversi premi di narrativa. È redattore di Fantascienza.com e collabora con Andromeda: rivista di fantascienza. Ha vinto il Premio al Lettore di Fantascienza per le migliori recensioni di opere di fantascienza. Inoltre narra audiolibri ed è la voce di VAL9000 per FantascientifiCast: podcast di fantascienza e cronache dalla galassia. Bazzica il web con il nickname Recenso. Altre notizie su Valeria possono essere reperite sul suo blog Recenso.com

31 thoughts on “Source Code. Recensione con Spiegazione del Film di Duncan Jones”
  1. […] Paolo Ruffini e Luca Argentero “C’è chi dice no“, a Rasputin, fino al nuovo film di Duncan Jones “Source Code“. Da Hollywood continuano a proporci i sequel, con Scream 4 e ovviamente gli ormai immancabili film […]

  2. Magnifica recensione.

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    Mi rimangono dei dubbi però. Sono d’accordo che si crea una realtà parallela in cui Colter e Christina sono sani e salvi (e la mente/anima di Sean che fine fa? E perché Colter nei suoi flashback aveva già l’immagine del monumento nella piazza?), e che il Colter originale muore per mano di Goodwin. Ma allora la realtà che si vede alla fine (quella in cui l’attentato è stato sventato, Goodwin riceve il messaggio e il corpo di Colter è ancora nella macchina del Source code) è un terza realtà?
    1)quella in cui Colter alla fine muore, quella che fa da sfondo a tutto il film
    2)quella con Colter e Christina
    3)quella che si vede alla fine con Goodwin che riceve l’sms e Colter nella macchina e niente attentato
    oppure la seconda e la terza sono un tutt’uno? in questo caso vorrebbe dire che si creano continui mondi paralleli, per cui Colter muore ogni volta in una realtà e che da questa se crea un’altra in cui Colter “possiede” il corpo di qualcuno ed in cui simultaneamente il corpo di Colter è nella macchina? cioè in tutti i nuovi mondi paralleli creati così la mente/anima di Colter è fuori in un corpo qualunque ed insieme nella macchina, slegate fra loro?

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    1. @Les
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      Secondo quanto ho capito io, quelle che tu chiami la seconda e la terza realtà sono la stessa realtà, cioè quella del treno. Nel treno Colter era riuscito sventare l’attentato, salvando tutti i passeggeri e quindi ha mandato il messaggio al Goodwin di quella stessa realtà.
      Il resto che dici tu secondo me è esatto, anche io ho capito così. In ogni realtà Colter muore e resta l’altra realtà dove sussistono uno sean con la coscienza di Colter e il corpo di Colter nella macchina del Source Code. Credo che non ci siano problemi per l’anima di Colter nel corpo di Sean perché il Colter del laboratorio è incosciente, forse clinicamente morto (lui nel film si definisce praticamente già morto e non ha ricordi dopo l’Afghanistan).
      Diciamo che in ogni realtà Colter è sia vivo che morto. Per la coscienza di Sean: noi non sappiamo come fosse prima questo Sean. Lo scienziato dice solo che hanno scelto gli ultimi 8 minuti di vita di Sean perché era quello più compatibile con le mappe sinaptiche di Colter, altrimenti non si poteva fare il collegamento. Cosa succeda della mente di sean, boh. Forse una volta morto il Colter della prima realtà, il Colter “travasato” nell’altra realtà assumerà anche i pensieri di Sean

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      Grazie del commento 🙂

  3. grazie, sei stato davvero prezioso!

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    però ancora non mi spiego il suo ricordo della piazza. non è uno di quei film a storia ciclica (torno nel passato e so cosa fare xk è già successo, xk ne ho visto gli effetti nel futuro….). l’attentato al treno avviene una sola volta e con Christina va nella piazza solo in quella realtà.
    a meno che non vada lì in ogni realtà che crea e che quindi il ricordo della piazza serva solo per fare capire allo spettatore che lui ha creato già altri mondi, che è già stato nel suorce code…però non ha molto senso….non ha altri posti dove andare? :))
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    1. @Les
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      Mah, forse ci era già stato in passato in quella piazza nella realtà originaria? Vediamo se qualcun altro ha una spiegazione per questo particolare 🙂
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  4. Appena finito di vedere.. beh.. secondo me è tutto corretto nella spiegazione di @recenso e anche io non mi spiego il monumento…

  5. [spoiler]
    Come ho detto su Meemi, il film per me ha in comune diverse cose con L’esercito delle 12 scimmie, altro bel film di fantascienza di un bel po’ di anni fa. Alludo al tipo rimandato più volte nel passato (o quello che è) a rivivere e trovare una soluzione per prevenire una sciagura E, soprattutto, la trama ricorsiva/circolare chiusa in finale (con un dettaglio che si vede all’inizio del film), qualcosa che reputo geniale. Poi la trama in sè è abbastanza semplice anche se, da spettatore, mi è piaciuto che il regista ad ogni “reimmersione” in Matr…Tredices… (:D) Source Code, abbia variato alcuni dettagli della fotografia per evitare di rivedere sempre le stesse cose.

    Che dici? 🙂
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    1. @jp
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      Con Bruce Willis e Brad Pitt, d’accordo per L’esercito delle 12 scimmie 🙂
      Per il particolare che si vede all’inizio del film ti riferisci al fatto che il monumento della scena finale compare nei flashback quando Colter passa dal treno esploso alla capsula?
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      Grazie anche a te per visita e commento 🙂

  6. [spoiler]
    @jp, tutti i miei dubbi derivano dal fatto che Source code NON è il tipico film con tempo circolare (vedi esercito delle 12 scimmie). qui si parla di mondi paralleli, per cui la trama è parecchio più complessa.
    rimane sempre il dubbio del monumento però, che ti farebbe pensare ad un tempo circolare, ma il tempo nel film non è circolare…

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  7. @Recenso: sì, esatto. 🙂

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    @Les: a differenza delle Dodici Scimmie, in Source Code non esiste una circolarità passato-presente temporale netta (niente macchina del tempo in senso stretto) ma un playback dinamico in cui si rivive qualcosa ma quel qualcosa è vincolato a quella specifica esecuzione (“run”) di Source Code, qualcosa che poi diventa una sorta di universo parallelo e che sopravvive addirittura al “distacco della spina” in quella specifica realtà. L’esito però non cambia nel senso che se vedi due volte le Dodici Scimmie la fine della prima visione ricorda l’inizio della seconda. In Source Code è leggermente diverso ma solo nel dettaglio, cioè ogni visione del film è come se aprisse una nuova realtà parallela che trae origine da quella della visione precedente, non distrutta dal “distacco della spina”. Ricorsivamente e ad libitum.

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    😀

  8. [spoiler]

    cmq ripensandoci stanotte, è sbagliata la fine del film.. loro passano quasi tutto il tempo a dire a Colter che quei 8 minuti non
    è il passato o una realtà parallela, ma solo una specie di “simulazione” tratta dai ricordi di Sean e, secondo questa affermazione, lui non potrebbe mai salvare nessuno su quel treno, perchè tutto è già successo. La fine è completamente sballata.

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    1. @carminiello

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      E’ vero, dicevano che era una simulazione, ma o lo scienziato non aveva capito bene la portata del source code (essendo la prima volta che riuscivano a farlo funzionare è possibile), o diceva così per nascondere la verità e convincere Colter a collaborare. Mi ricordo che lo scienziato ha fatto cenno proprio ad altre realtà quando ha spiegato cos’era il source code.

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  9. [spoiler]
    @jp, è che, se la storia non è ciclica, come fa a rimanere un ricordo di un posto dove lui non è mai stato?
    Già con Recenso si era ipotizzato che rimanessero tracce dei mondi originari, ma comunque la scena della piazza non si è mai verificata prima. Lui non ha mai salvato prima i passeggeri ma solo nella nuova realtà totalmente nuova per lui. Cioè lui non ha mai salvato prima di allora i passeggeri, quindi la scena nella piazza quando si è verificata nella sua vita precedente?
    [/spoiler]

  10. [spoiler]

    @Les: è quello il bello della fantascienza (stessa identica cosa nell’Esercito delle 12 scimmie, fra l’altro)! Non c’è un punto di orgine nè di fine ma una ciclicità/ricorsione infinita.

    Poi nel caso dell’Esercito delle 12 scimmie la ciclicità è netta mentre in Source Code è più una ricorsione: il passo/realtà n-sima è funzione di quella precedente e riceve da essa il contesto iniziale…

    Poi, come detto poco sopra, non si sa a quale passo si è arrivati e/o quando tutto è iniziato 😀

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  11. [spoiler]
    Quindi, se è vera che la storia si basa su realtà parallele, ogni volta che Colter è entrato nel source code, si è creata una realtà parallela? quindi esiste una realtà in cui lui è morto sotto il treno ma la ragazza si è salvata, un’altra in cui lui e la ragazza sono stati sparati dal cattivone .. ecc… ecc.. ??[/spoiler]

  12. Salve a tutti!! e complimenti per il “source code” delle vostre personali interpretazioni!!..
    [spoiler]

    Un’altra ipotesi potrebbe essere, a mio avviso, la seguente: Goodwin, nel momento in cui apprende dallo scienziato dell’appena sventato attentato sul treno, potrebbe trovarsi, a sua volta, dentro una capsula da “source code”…Secondo la mia personale interpretazione, lei potrebbe essere stata uccisa dai militari intervenuti, per ordine dello scienziato, a fermarla, prima che lei staccasse la spina a Colter,..Dunque utilizzata, a sua volta, dallo scienziato, per continuare l’esperimento del “source code”…Del resto Goodwin dimostra di possedere le stesse caratteristiche intellettive e sensoriali di Colter…anche se di sesso diverso…Beh! per esperimenti di questo tipo contano più i neuroni, giusto?? ah ah!!
    [/spoiler]

    Comunque un film avvincente che vorrei rivedere per cogliere, maieuticamente, dalle mie interpretazioni, nuovi indizi, interessanti particolari, positive proiezioni in universi paralleli che, a mio modesto parere, esistono da sempre, accanto a questo sul quale navighiamo…ma che, allo stato attuale del nostro livello sensoriale, non siamo ancora in grado di percepire visivamente….per cui, che la tesi del “source code” possa svilupparsi, senza però utilizzare come cavie gli esseri viventi nei loro ultimi, sacrosanti 8 minuti!!!…ciao a tutti!! “Antos neos code”

    1. @Antos Neos
      Sai che almeno uno scienziato è d’accordo con te riguardo la nostra impossibilità di percepire le altre realtà?
      Grazie a te per il contributo 🙂

  13. Beh!! potrei essere io quello scienziato!!!…ma su una realtà parallela!! ah ah

    Anche se riesco a conunicare e a percepire universi paralleli quando canto…sono un tenore lirico…
    Toi Toi Toi

  14. Concordo con la tua recensione, mi è piaciuto molto il paragone che fai con Hitchcock. Se si fosse avuto il coraggio di un finale diverso, magari più amaro, sarebbe stato un capolavoro o quasi. Resta, comunque, un gran bel film, originale, ottimamente diretto, scritto e recitato (a parte la sempre anonima Monaghan).

  15. il film è fatto bene, però sono molte le cose che non quadrano è questa la sensazione che mi ha lasciato..troppi buchi ed errori sulla questione universi paralleli ecc..
    comunque terrò d’occhio il regista

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