• 25 Settembre 2022

MegaUpload & MegaVideo Chiuso. Fine del Film Streaming?

megavideo e megaupload chiusi

Da poche ore l’FBI ha chiuso Megaupload, Megavideo e Megaporn, i tre siti che offrivano (anche a pagamento) spazio dove vedere, caricare e scaricare i propri video. La rete è in lutto e l’organizzazione Anonymous promette vendetta con un messaggio inviato alle istituzioni di giustizia americana. E’ la morte della pirateria? E la fine delle sere trascorse a vedere film in streaming illegale anche prima dell’uscita nei cinema? Le proteste fioccano e non solo per la chiusura di Megavideo ma anche per la minaccia che secondo artisti e internauti costituirebbero SOPA e PIPA, due proposte di legge contro la violazione di copyright che potrebbero essere approvate limitando il web.

MEGAVIDEO E MEGAUPLOAD CHIUSI

Cospirazione per violazione di Copyright, racket, riciclaggio di denaro e danni di 500 milioni di dollari per mancati incassi, tra cui  il cinema.
Sono queste le accuse fatte dall’FBI e piovute sui gestori dei tre storici siti dello streaming, Megavideo, Megaupload e Megaporn, che consentivano la visione, upload e download di video, ma che di fatto ospitavano una larga fetta di film, serie tv, videogiochi e software piratato e messo in circolazione in modo illegale.
Sulle teste di Kim Dotcom (alias Kim Schmitz e Kim Tim Jim Vestor) –  che attraverso due società era proprietario di questa rete –  e dei suoi collaboratori, pesano accuse molto gravi, tra cui perfino riciclaggio di denaro.
Neanche fossimo nel film J. Edgar che narra proprio la storia della nascita dell’FBI ad opera di Hoover, la Federal Bureau of Investigation è riuscita a intervenire in un mercato, quello della pirateria illegale, che utilizzava per lo più i server dei tre megagiganti in nome della libertà di espressione e della libera condivisione.
Erano anni che quei siti sembravano intoccabili, in primis perché non ospitati su server americani, ma l’FBI è riuscita a bypassare gli ostacoli e a ottenere un ordine di arresto per lo staff che gestiva questi siti.
Rischiano decine d’anni di galera, ma anche se tutto finisse in una bolla d’aria, come successo per casi di presunta violazione di copyright che hanno coinvolto perfino Google in persona, si prospetta una lunga questione legale.
I proprietari della rete avevano messo in piedi un vero e proprio impero, dove in cambio di un abbonamento mensile, gli utenti potevano vedere video in streaming senza il limite dei 72 minuti, scaricare e caricare un certo numero di gigabyte. Oltre a ciò, anche i banner pubblicitari che campeggiavano sul sito riuscivano a portare un buon flusso di denaro. I guadagni stimati di Megaupload e company si aggirano intorno ai 175 milioni di dollari.
Data la redditività, i proprietari dei siti non avranno troppi problemi ad assumere uno stuolo di ottimi avvocati, ma di certo il popolo internettiano avrà una costola in meno.

È LA FINE DEI FILM IN STREAMING?

Purtroppo, se Megavideo e Megaupload erano i colossi, non erano gli unici server utilizzati dai pirati per scambiarsi i film. Come si dice, morto un papa se ne fa un altro, per cui il vuoto creato dalla disattivazione dei suddetti siti, porterà gli internauti afflitti da “astinenza per mancata visione di film e serie tv in streaming” a ricercare affannosamente altri siti e il vuoto verrà presto colmato.
L’FBI ha davanti a sé un grosso lavoro che non può comunque prescindere da una corretta educazione al rispetto delle norme del copyright. E anche qui le voci si ergono da diverse bocche: sono in tanti che ormai anelano una modifica del concetto stesso di copyright, portato nuovamente alla ribalta dalla richiesta della SIAE di far pagare i siti e i social network per passare i trailer (video a carattere promozionale) dei film, ottenendo proteste varie e richieste di ripensamento dagli stessi autori.
L’FBI sembra già stare applicando due protocolli PIPA e SOPA, che costituiscono lo spauracchio per gli internauti e contro i quali la stessa Wikipedia ha attuato una protesta. Proprio ventiquattro ore prima della chiusura di Megavideo e Megaupload, c’era stata una protesta in america contro  questi due nuovi disegni di legge.
SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act) sono due proposte americane nate per combattere la pirateria e la violazione del copyright. Se diverranno realtà, non saranno più solo gli utenti i responsabili della violazione di copyright, ma anche i siti sui quali hanno caricato il materiale illegale. Questi siti, come sta succedendo a Megavideo e Megauload, potranno essere chiusi in maniera molto drastica ed essere ritenuti corresponsabili dei crimini perpetrati dai loro utenti.
Ma anche i motori di ricerca si troverebbero a non dover più fornire link a siti di pirateria nei risultati di ricerca. Tutto ciò ovviamente si tradurrebbe in un lavoro di controllo a monte impossibile da attuare per i gestori dei siti, dato l’immenso numero di documenti che quotidianamente vengono caricati sui loro server da tutto il mondo per tutto il mondo. Sarebbe la fine dello streaming.

LE PROTESTE

C’è chi dice che ora che Megavideo e Megaupload sono chiusi, finalmente la gente tornerà al cinema, ma quei 500 milioni di dollari di mancati incassi sono ancora da dimostrare. E’ vero che una visione in streaming di un film in prima visione è illegale, a meno che non venga offerta dai siti che hanno ottenuto l’autorizzazione (un esempio: Mymovies che ogni tanto ne offre di legali), ma è anche indimostrabile che senza lo streaming, gli internauti sarebbero andati a vederlo al cinema. Infatti, leggendo le proteste sul web si rivela che i veri amanti del cinema, che magari non hanno potuto assistere alla visione in sala data la scarsissima distribuzione che affligge molte pellicole indipendenti ma di qualità, se il film vale ne compreranno il dvd o il blu-ray disc, se non altro per godere di una qualità migliore rispetto ai film in streaming, spesso presi al cinema di nascosto.
Comprando i dvd, restiturebbero maggiorati i famosi mancati incassi addebitati.

Inoltre, lo scandaloso ritardo con cui diversi film escono in Italia, porterebbe comunque i cinefili ad acquistare all’estero, su siti come Play.com, i dvd e i blu-ray dei film in lingua originale, prendendo due piccioni con una fava e portando soldi all’estero. E ugualmente addio pellegrinaggio al cinema.
Restano i film 3D (qui l’elenco dei film 3d del 2012) come sirena preposta ad attirare gli internauti al cinema. Ne vale la pena? Ormai, l’abuso della tecnologia tridimensionale ha saturato anche quel mercato e a meno che non sia un 3D da urlo, è difficile che un internauta abituato allo streaming decida di recarsi al cinema.

D’altra parte, non c’è invece garanzia che, dopo aver speso 10-12 euro di biglietto per vedere il film al cinema, gli spettatori acquistino anche il dvd, spendendo altri 15-19 euro in media.
Dunque si torna sempre al nocciolo del problema: cosa conviene davvero? Che le major combattano lo streaming o che lo favoriscano e lo monopolizzino, magari offrendo il film in prima visione sul web a costi contenuti e qualità favolosa?
Alcuni internauti infine, sollevano il danno arrecato dalla chiusura dei siti a tantissimi utenti che usavano Megaupload e Megavideo per ospitare propri video e documenti legali in cambio di un abbonamento.
Insomma, di tutto di più: restiamo in attesa di conoscere l’esito della guerra allo streaming, che per ora ha subito un duro colpo.

Recenso

Mi piacciono il cinema, la televisione, il turismo e i libri. Piacere :)

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