martedì 5 maggio 2009

Sceneggiati RAI: L'Amaro Caso della Baronessa di Carini

Di nuovo amore e morte al centro di un intrigo, come ne "Il Segno del Comando", la cui chiave di lettura è nascosta in una composizione tipica del luogo, ma stavolta ambientato nella Sicilia feudale del XIX secolo.

Sceneggiati RAI: L'Amaro Caso della Baronessa di Carini
Nazionalità: Italia
Anno di produzione: 1975
Genere: Drammatico; Giallo
Numero puntate: 4
Durata puntate: 75 min ca.
Colore: Colore
Audio: mono
Regia: Daniele D'Anza
Sceneggiatura: Daniele D'Anza e Lucio Mandarà
Musiche: Romolo Grano
Cast:Ugo Pagliai, Janet Agren, Adolfo Celi, Paolo Stoppa, Vittorio Mezzogiorno, Guido Leontini, Enrica Bonaccorti

DVD: Versione 2 DVD / Versione 4 dvd

Trama


Sicilia 1812: La prima costituzione liberale sta per mettere fine ai privilegi dei feudatari. Il ministro delle finanze incarica Luca Corbara (Ugo Pagliai) di avviare le indagini al fine di verificare la legittimità del possesso dei feudi. Luca decide di iniziare dal feudo di Carini, governato dallo spietato barone Don Mariano D'Agrò (Adolfo Celi), sposato con la splendida Donna Laura (Janet Agren). Il barone detiene il potere di vita e di morte nel feudo e non esita a ricorrere a metodi illeciti per proteggere il suo dominio. Tutto questo lo ha fatto diventare bersaglio di una setta segreta "I Beati Paoli". Appena arrivato, Luca si scontra con un clima di omertà e diffidenza e le indagini lo portano presto a fare amicizia col cantastorie Nele, picchiato dagli uomini di Don Mariano a causa di un poemetto risalente al millecinquecento. Il poemetto narra la storia della baronessa di Carini, vittima di un delitto d'onore. Ma ben presto Luca capisce che dietro quel delitto ci sono altri interessi, che celano una verità troppo scomoda per il potente Don Mariano....

Viaggio nel Castello della Baronessa di Carini



Recensione


Daniele D'Anza, uno dei registi della vecchia televisione, che ha portato al successo famosi sceneggiati del mistero come "Il Segno del Comando", ci riprova con un viaggio nella Sicilia del milleottocento, poco prima del varo della prima costituzione liberale che eliminava i privilegi dei feudatari.

Tra tradizione e leggenda, la sceneggiatura si basa su un poemetto del millecinquecento narrante un delitto d'onore e lo fa diventare base di partenza per una sceneggiatura interessante anche se non originalissima, che ci regala nuovamente Ugo Pagliai condurre un'indagine tra il reale e l'irreale con segnali di predestinazione, indicati dal "grillo parlante" Don Ippolito (Paolo Stoppa), e atmosfere da antenato de "La Piovra", in cui infatti ritornerà Vittorio Mezzogiorno, qui in un ruolo di supporto.

Se queste atmosfere fossero state approfondite non sarebbe stato difficile vedere in Don Mariano un precoce Tano Cariddi e in Luca Corbara un embrione del Cattani impersonato da Michele Placido. Ma lo scopo qui era presentare quello che si può dire un esercizio di stile, una caccia all'intrigo che vede pian piano delinearsi i volti dei veri protagonisti della storia, quella antica e quella presente, con la riproposizione ossessiva del delitto del cinquecento, inserendo il mistero e un'ombra di soprannaturale in una normale indagine governativa.

Non solo Ugo Pagliai proviene da "Il Segno del Comando" ma anche alcuni suoni tipici d'atmosfera fantastica di una RAI che aveva pochi mezzi e quindi puntava molto sull'idea, la recitazione e la sceneggiatura per tenere vivo l'interesse del pubblico per quattro puntate.

Attingendo alle oltre quattrocento versioni del poemetto cinquecentesco, la sceneggiatura incastra il delitto d'onore con la bramosia di potere e lo fa in modo elegante e ragionevole disseminando particolari e dettagli fino all'ultima rivelazione, a dire il vero abbastanza prevedibile per chi già conosce "Il Segno del Comando".

E' la storia di un'attrazione, verso un luogo e una donna, in bilico tra amore e reincarnazione, tra caso e predestinazione, che fino alla fine lascia il dubbio su quale sia la verità. Può accontentare tutti sia i razionali, che i fatalisti, sia gli appassionati del giallo che coloro che amano leggere i segni del destino anche dove, forse, non ce ne sono. Allo spettatore scegliere quale spiegazione gli aggrada, se è una normale storia di oppressione e onore o se doveva andare così.

Ambientazioni e costumi molto curati, un Ugo Pagliai più rodato e padrone della scena, e una Janet Agren che per recitazione e soavità anticipa un po' la Perla di Labuan/Carole André innamorata del Sandokan tanto nemico dell'onnipresente Adolfo Celi, con questo amore che nasce di nascosto sotto un cattivo auspicio.

Un efficiente Adolfo Celi sempre chiamato in causa per i ruoli del potente facoltoso e oppressore dei deboli, grazie alla sua imponente stazza e le spalle larghe era una garanzia per quei tempi. La sua recitazione ferma regala un convincente barone, che sente ribollire il sangue da una forza alla quale deve anche lui inchinarsi con rassegnazione.

La parte meno riuscita è proprio quella dei misterosi Beati Paoli, che alla fine sembra inserita tanto per allungare il brodo, e un appunto nel doppiaggio in cui l'accento siciliano di Don Mariano si stempera fino a sparire.

Per finire, la colonna sonora è rimasta indimenticabile con le tristi trombe de "La Ballata di Carini" cantata in siciliano da un quasi irriconoscibile Gigi Proietti (per gli "amici" Luigi), che ammanta di amarezza tutta la storia come da titolo.



Ovviamente il remake girato nel 2007 dal regista Umberto Marino si scontrava con un difficile avversario.

Una sola domanda resta insoluta: sceneggiature così interessanti dove sono nascoste nelle "fiction" di oggi?

Curiosità
  • Compare anche una giovanissima, quanto fuori posto, Enrica Bonaccorti
  • Arturo Dominici, il principe di Castelnuovo, era anche nel cast di "Ritratto di Donna Velata"
  • Adolfo Celi è da molti ricordato come il cattivo dello sceneggiato "Sandokan" con Kabir Bedi, ma tra i suoi ruoli di cattivo compare anche il cinematografico "Largo" di James Bond nel film "Agente 007 - Thunderball: Operazione tuono", contro Sean Connery


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