mercoledì 24 giugno 2009

JUMANJI. Recensione Felina

Nel film "Jumanji" un più serio Robin Williams con una giovanissima Kirsten Dunst lanciano i dadi in un gioco che invade la realtà. Ecco recensione e analisi del gatto.

JumanjiFilm: Jumanji
Titolo originale: Id.
Nazionalità: USA
Anno: 1995
Durata: 104 minuti
Genere: Avventura;Fantastico
Regia: Joe Johnston
Sceneggiatura: Greg Taylor
Tratto dal libro per ragazzi omonimo di Chris Van Allsburg
Fotografia: Thomas E. Ackerman
Musiche: James Horner
Scenografia: Cynthia T. Lewis
Cast: Robin Williams, Bonnie Hunt, Kirsten Dunst, Bradley Pierce, Jonathan Hyde, David Alan Grier, Bebe Neuwirth, Adam Hann-Byrd, Laura Bell Bundy, Patricia Clarkson, Gary Joseph Thorup, Malcolm Stewart, Annabel Kershaw, Cyrus Thiedeke, Brandon Obray

DVD: In Offerta / Edizione Deluxe


Trama


1869, Brantford New Hampshire: Due bambini spaventati si disfano di una strana scatola seppellendola sottoterra.
Cento anni dopo il giovane Alan Parrish (Adam Hann-Byrd), rampollo di un imprenditore dai modi severi (Jonathan Hyde) e vessato dal bullo Billy Jessup e la sua banda, trova la invitante scatola che si presenta come gioco chiamato "Jumanji". Dopo una accesa lite col padre che lo vorrebbe vedere affrontare la vita già con piglio d'uomo Alan prepara la fuga ma viene interrotto dall'arrivo della sua amichetta Sarah Twittle (Laura Bell Bundy), con la quale, attirato da un ipnotico suono di tamburi tribali proveniente dalla scatola inizia una partita che lo risucchia nel gioco terrorizzando irrimediabilmente Sarah. Solo con l'uscita di un cinque o un otto il ragazzo potrebbe tornare nella realtà.
1995: Ventisei anni dopo, nella vecchia casa Parrish arrivano i due orfani Judy (Kirsten Dunst) e Peter (Bradley Pierce), che incantati a loro volta riprenderanno il gioco in mano liberando l'oramai cresciuto Alan (Robin Williams) ma portando nella realtà pericoli di ogni genere, dalle zanzare giganti ad un deciso cacciatore, e l'unico modo per dissolvere l'incantesimo è continuare il gioco fino alla fine....



Nerino
Foto di: Valeria Barbera
Anno: 2003
Copyright: Tutti i diritti riservati



La Recensione del Gatto Nero



Negli anni in cui i film riuscivano ad esprimere la magia del loro soggetto prima ancora dell'obiettivo commerciale, si distinse "Jumanji", che tratto da un libro per ragazzi e impreziosito da notevoli effetti speciali della Industrial Light and Magic di George Lucas, sostenuto da un ritmo incalzante, un cast ben assortito guidato da Robin Williams , lo slogan "L'avventura ti cattura!" e una colonna sonora esauriente, divenne un "cult" della cinematografia per ragazzi, che si recarono in massa ad acquistare l'annesso gioco da tavolo per continuare l'avventura iniziata col film.

La sceneggiatura ha quel pregio che mostrano soltanto le storie scritte appositamente per parlare a bambini e ragazzi e difatti inizia come nei migliori racconti d'avventura, con la trafelata corsa di due ragazzi che paiono inseguiti dal diavolo. Cento anni dopo un ricco adolescente oppresso su due fronti dalla disciplina militaresca del padre e dai pestaggi subiti ad opera della solita banda di gradassi, viene sedotto dal gioco iniziando una odissea che lo porterà a autoeducarsi in un mondo selvaggio dove l'unico contatto con la realtà è rappresentato dal ricordo dei consigli del padre ("Un nemico prima o poi va affrontato").

LA SCENEGGIATURA

Film+jumangiIl trucco che fa funzionare questo soggetto è stuzzicare quella caratteristica di tutti i cuccioli d'uomo, che nella loro spensieratezza vedono l'intero mondo come lo scenario di un gioco, con le sue regole e i suoi personaggi, da scoprire poco alla volta lungo la crescita fin quando non si è raggiunta la maturità necessaria per camminare da soli.

Cosa sostiene in questo cammino? L'amore dei genitori che, spesso distratti da obblighi e atavici pregiudizi (il bambino che deve comportarsi da uomo fin da piccolo), dimenticano di amare i figli, portandoli ad isolarsi nella loro giungla personale, talvolta piena di incubi.

Tutta la prima parte è infatti più affine ad un horror per le atmosfere inquietanti e la colonna sonora adeguatissima in cui serpeggia un misto di paura e ansia, con questi tamburi tribali che attirano i ragazzini come nella fiaba del pifferaio magico, perché si capisce fin da subito che qualcosa di molto brutto capiterà a qualcuno e la sequenza in cui Alan viene risucchiato è abbastanza lunga e spettacolare da restare impressa nella mente dei più piccoli.

Qualcosa si rompe nel già precario equilibrio tra padre e figlio, che gli urla esaurito "Non ti parlerò mai più!": ed in effetti la promessa viene mantenuta.

Subito dopo, lo stacco e la didascalia "Ventisei anni dopo" relegano temporaneamente la sorte di Alan nel mondo delle leggende che aleggiano sulla vecchia casa, dove il diabolico gioco trova altre desiderabili prede nei due ragazzi Judy e Peter, entrambi psicologicamente turbati dalla prematura morte dei genitori. L'una infatti, una giovanissima (e più carina) Kirsten Dunst, allora tredicenne e attrice bambina, che crescendo si fidanzerà con "Spiderman", è una bugiarda patologica, l'altro simula mutismo, altre due forme di isolamento dalla realtà e rifiuto della crescita a seguito di un trauma emotivo.

L'adulto Alan, che ventisei anni dopo ha preso il posto del ragazzo, è ben interpretato da un Robin Williams d'annata, reduce dall'intepretazione in "Hook - Capitano Uncino" di un Peter Pan adulto a cui peraltro questa fiaba si ispira: basta far caso all'empasse in cui si trovano i bambini restii a crescere che finiscono in questo posto fantastico, come l'Isola che non c'è, dove il Cacciatore è Capitan Uncino e Sarah è Wendy.

MICIO-ANALISI DEL FILM

CastIl problema centrale dei ragazzi di questo film come per Peter Pan è la crescita, con tutte le responsabilità e le difficoltà connesse, che se non ben affrontata o addirittura rifiutata come fa Alan condanna alla segregazione. Questo posto fantastico che ci viene solo descritto dal suo irrompere nella realtà ma mai veramente mostrato, ricorda più uno stato mentale che un luogo reale. Alan al suo ritorno se lo porta dietro, assieme ai suoi incubi (il cacciatore che lo perseguita).

Il percorso delle pedine nel gioco non è pertanto altro che il percorso della crescita, irta di quelli che agli adulti appaiono fantasie ma che agli occhi di un ragazzo sono reali incubi e che terminerà solo con la piena maturazione.

Sebbene io sia stato fortunato perché mi è uscito un cinque o un otto, è un'esperienza che conosciamo anche noi gatti di città, perché il nostro Jumanji è vivere in un mondo a misura d'uomo dove facilmente si finisce sotto le macchine o presi a sassate e se sei nero ti dicono pure che porti sfortuna. Avete mai provato ad accarezzare un gatto randagio? E poi ci chiamano "asociali".

Il gioco "Jumanji", più che uno strumento del diavolo, rappresenta quindi una sorta di veicolo di quella psicanalisi che va tanto di moda negli Stati Uniti e ciò è suggerito proprio dal personaggio della Sarah adulta (Bonnie Hunt), la quale esordisce ripetendo vuote erudizioni acquisite con anni di terapia per poi accantonarle a favore di più sane decisioni autonome, come a dire che la vera crescita si effettua solo...mettendosi in gioco, sostenuti dalle persone care e usando tanto buon senso.

L'ironia accompagna con spirito giocoso sia le battute - "Ventisei anni sepolto nella giungla nera e sono lo stesso diventato uguale a mio padre..", "Sembra una puntata de 'Ai confini della realtà' ma è vero!" - che le sequenze, dove c'è la carica di animali selvaggi più famosa della storia del cinema e le scimmiette più pestifere che si ricordi (elementi ripresi anche dal più recente "Una Notte al museo"), tra inseguimenti di zanzarone prese a racchettate e distruzioni dei grandi magazzini ("E' giorno di saldi"), alluvioni, terremoti, case demolite e rampicanti carnivori, in un crescendo mai stancante che culminerà nel finale non proprio a sorpresa ma ben introdotto da un ansiogeno rotolìo di dadi. Si capisce da subito come finirà ma non si sa con quale lancio di dadi e dopo quante traversie i nostri eroi potranno dirsi "guariti", portando con sé il ricordo di una fantastica avventura. Così dovrebbe essere la crescita anche se spesso non è.

C'è quindi la piacevole doppia chiave di lettura, puramente ludica per bambini e ragazzi che gli farà trascorrere 104 minuti emozionanti, e quella educativa per adulti predisposti alla riflessione, che potranno approfittare per valutare se hanno terminato il loro percorso personale e convenire sui tanti vantaggi reciproci del volere davvero fare i genitori aprendo ogni tanto il proprio cuore. Altrimenti se i genitori non guidano i figli in modo costruttivo che ci stanno a fare?

Si tratta perciò un tipo di film che può avere sicuramente un buon impatto sui ragazzi e sui bambini, perché ha l'effetto catartico delle buone fiabe nel raccontare le difficoltà di una fase così importante della vita.

IL CAST

Kirsten DunstTra gli attori spicca ovviamente un Robin Williams che non deve giustamente far ridere, sono le situazioni che provvedono a questo, ma non dimentichiamo una dolce e affiatatissima Bonnie Hunt, non penalizzata dal doppiaggio che simula le variegate sfumature della sua voce. Altra buona scelta del doppiaggio è stata lasciare spazio agli esilaranti urletti degli attori in alcune scene. Per finire, la piccola Kirsten Dunst di cui conosciamo bene la carriera.

La colonna sonora del compositore James Horner riesce efficacemente a interpretare l'alternarsi tra l'avventura, l'horror e il fantastico fondendoli in un caleidoscopio di strumenti musicali trovando il giusto spazio per pause delicate.

A colorare il quadro la fotografia tra l'oscuro e l'esaltato, effetti speciali con animatronics e movimenti digitali che oggi fanno tenerezza.

Il film "Jumanji" parla tralaltro di una scatola che non si rovina mai, non si bagna, non si rompe, non s'impolvera nemmeno, praticamente indistruttibile e torna sempre perfetta e ordinata come "Ercolino sempre in piedi", ma tutto questo è lasciato ai più acuti.

262 milioni di dollari incassati contro una spesa di 65 milioni oggi avrebbero aperto la strada ad un sequel, che non è mai stato previsto, perciò ai nostalgici non resta che ripiegare sui tanti fan-made video "Jumanji 2" che si trovano su internet, o sul film "Zathura"(2005 con Kristen Stewart e Tim Robbins) tratto da un altro romanzo dello stesso autore Chris Van Allsburg, che narra di due ragazzi catapultati in una avventura spaziale a causa di un gioco da tavolo.

E tu sei ancora incastrato nel gioco?

Per la serie: Avventura tripla per grandi, piccini e cuccioli.

Voto di Nerino: 7.5


Curiosità:
  • Sempre dello stesso autore il romanzo per ragazzi "Polar express", da cui nel 2004 è stato tratto l'omonimo film d'animazione per la regia di Robert Zemeckis, con Tom Hanks
  • Adam Hann-Byrd, che qui interpreta il giovane Alan era il piccolo protagonista del film "Il mio piccolo genio" (1991 - regia di Jodie Foster)
  • L'attore Jonathan Hyde interpreta sia il ruolo del padre che quello del cacciatore.
  • Il regista Joe Johnston ha diretto anche "Jurassic Park III". Prevista l'uscita per fine 2009 dell'ultima versione de "L'uomo Lupo", sempre da lui diretto, con un cast di stelle come Anthony Hopkins e Benicio del Toro, mentre è previsto per il 2011 il film su Capitan America
  • Prima di questo film la piccola Kirsten Dunst era apparsa in un episodio della serie "Star Trek: The Next Generation" e nel film "Intervista al vampiro" com Tom Cruise e Brad Pitt dove interpretava la vampira bambina. Nel 2009 è apparsa nel film "Star System - se non ci sei non esisti"
  • Anche Bradley Michael Pierce, che impersona il bambino Peter, ha continuato a fare l'attore ed è apparso anche in un episodio di "Star trek: Voyager".
  • Il film è dedicato alla memoria di Stephen L. Price, supervisore agli effetti speciali del film ma anche di "Hook - Capitan Uncino" e "Jurassic Park" di Spielberg, deceduto a 34 anni nel 1995.
  • "Jumanji" vinse due Saturn Award: per effetti speciali e attrice (Bonnie Hunt)


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3 commenti:

annarita ha detto...

jumanji è un film che ho iniziato a vedere con scetticismo e poi mi ha catturata: buona sceneggiatura, ritmo incalzante, ottimi attori.
Certamente un film che consiglio di rivedere!

Recenso ha detto...

Sai, anch'io ero scettica: beati i nipoti che mi convinsero a vederlo. Ciao ;-)

annarita ha detto...

ti lascio un saluto per il weekend, sarò fuori e lontana dal blog!

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