giovedì 2 aprile 2009

The Others: Recensione. Il Film Metaforico con Nicole Kidman

Quando Nicole Kidman decide di aprire una porta solo quando l'ultima sia stata chiusa solo i fantasmi le possono far cambiare idea.....

The+OthersFilm: The Others
Titolo originale: Los Otros
Nazionalità: USA/Spagna/Francia
Anno: 2001
Durata: 95 minuti
Genere: Drammatico, Horror
Regia: Alejandro Amenábar
Soggetto e Sceneggiatura: Alejandro Amenábar
Fotografia: Javier Aguirresarobe
Musiche: Alejandro Amenábar
Scenografia: Benjamín Fernández
Cast: Nicole Kidman, Fionnula Flanagan, Christopher Eccleston, Alakina Mann, James Bentley, Eric Sykes, Elaine Cassidy, Renée Asherson, Alexander Vince, Keith Allen, Michelle Fairley
DVD: In Offerta


Trama


1945, Inghilterra: Isola di Jersey. Grace (Nicole Kidman) vive isolata in una vecchia casa piena di porte e di finestre con due bambini e tre domestici. Suo marito è dato per morto in guerra e i suoi due figli Anne (Alakina Mann) e Nicholas (James Bentley) sono fotosensibili e pertanto condannati ad una vita lontana dalla luce e illuminata solo dalle convinzioni materne. Un giorno Anne sostiene di aver visto degli estranei in casa. Grace, bigotta e rigida, dapprima non ci crede ma successivamente inizia anche lei a sentire strani rumori. C'è davvero qualcun altro in casa.....

Recensione


"The Others" è un horror psicologico di ottima fattura con matrice spagnola. Nulla viene mostrato, niente splatter, né sangue o effetti speciali; tutto è sottinteso, riferito, accennato, nulla è reale ad esclusione dei brividi e dei tuffi al cuore che provocano i sussurri, i suoni, gli scricchiolii, i silenzi riempiti dalla musica inquietante.

Come in un vero racconto di fantasmi quali ci raccontavano da piccoli tutto è lasciato all'immaginazione dello spettatore suggestionato dall'atmosfera di suspence che parte leggera per poi incalzare a ritmo sostenuto con diversi ribaltamenti di ruolo fino al magistrale colpo di scena finale. Una storia quasi ordinaria di una vedova bigotta e paranoica che si trasforma prima in un giallo poi in un horror mentale di impatto.

In generale non mi piace mai molto Nicole Kidman come attrice, la ritengo un po' troppo protagonista e abbastanza ripetitiva nella gestualità e negli sguardi, la sua recitazione non sembra mai davvero cambiare da film a film; ciò nonostante la considero perfetta per il ruolo di Grace: ossessiva, rigida, inflessibile, che trasmette angoscia con quel continuo ansimare a bocca aperta, lo sguardo fisso e severo, lamentosa, indignata e isterica al punto da desiderare di prenderla a schiaffi.

Nodo del racconto è il ribaltamento: The Others, gli altri, chi sono? Come diceva una canzone di Umberto Tozzi "Gli altri siamo noi". Spesso attribuiamo agli "altri" difetti e situazioni solo nostre. The Others è pertanto una metafora visiva sulla presa di coscienza della propria dimensione di vita, del posto che occupiamo nella realtà.

I SIGNIFICATI NASCOSTI


Come inizia il film? Nel film c'è una grande casa isolata da tutto, avvolta da una nebbia fitta. La casa sull'isola è il nostro mondo personale, la nebbia è l'ottusità, la chiusura mentale che ci allontana dalla comprensione e ci relega nella nostra verità.

I bambini devono vivere al buio perché allergici alla luce, dice Grace, la luce è tenuta lontana da loro e i protagonisti si trovano diverse volte anch'essi immersi nel buio confortati dalla fiammella di una candela. Grace rivela alla domestica che hanno addirittura rinunciato a riattaccare la corrente elettrica perché oramai si sono abituati a vivere senza la luce.

Ma la luce è anche la Verità. Non sono i bambini quelli estranei alla luce, è Grace che vive lontana da essa, ne é immersa ma non la vede, la Verità è davanti ai suoi occhi ma l'attraversa come aria. Sarà proprio la bambina la prima ad accorgersi di cosa sta succedendo, nella sua innocenza la capacità di vedere oltre gli assiomi.

The+Others+2Diversi sono i colpi di scena, non tutti prevedibili: quando Grace attraversa la nebbia con il proposito di raggiungere il paese, gli altri, in realtà scopre solo ciò che desidera e torna sui suoi passi, appagata dal suo desiderio, dimentica del suo scopo primario; poi il colpo di scena degli gli "affidabili" domestici, lo svelamento dell'identità degli "altri", il mistero di Grace, il grande Perché della Vita e della Morte.

Non c'è che dire, la storia è ben costruita, la suspence è resa perfettamente con il "trucco" della colonna sonora ansiogena, del volume del sonoro che si alza a sorpresa nei momenti topici proprio a contrastare i respiri affannati dei personaggi, il silenzio della casa vuota. Perciò durante la visione si passa da stati di relativa tranquillità a sobbalzi istintivi.
Anche rivedendolo, pur conoscendo il finale, non perde colpi proprio perché ciò che conta non è tanto il finale, ma tutto ciò che vi porterà ad esso, il coinvolgimento empatico dello spettatore che si ritrova più volte anch'egli prigioniero delle fobie di Grace, ricorderà la paura primordiale di una presenza estranea in casa propria.

AMENABAR COME SHYAMALAN?


Molti paragoni sono stati fatti tra questo film e "Il Sesto Senso" del regista di origini indiane M. Night Shyamalan, ed è vero, sono simili ma non soltanto per il finale a sorpresa o l'atmosfera claustrofobica.

Shyamalan veicola nei suoi film un unico messaggio: il genere umano deve ritrovare la sua Armonia perduta. I protagonisti di Shyamalan sono sempre isolati da qualcosa, fisicamente o metaforicamente, e ciò a causa una situazione di disarmonia con questo qualcosa. Attraverso un percorso, traumatico, di analisi ed esplorazione del proprio vissuto viene ristabilita l'Armonia dell'Uomo. Yin e Yang, bene e male, Vita e Morte, le due facce della medaglia, distinte e separate ma senza le quali essa è incompleta.
Amenábar rivela che la piena comprensione arriva cambiando punto di vista per portare alla luce quello che era in ombra.

the+others+nebbiaLa differenza tra Shyamalan e Amenábar è che Shyamalan descrive il percorso del ritrovamento dell'Armonia per "punti di vista", dedicando ogni film ad uno solo dei settori da cui si è isolato l'Uomo (il Sé, l'ambiente, l'intorno, il divino etc), mentre Amenábar discute tutti questi argomenti insieme nello stesso film. In "The Others" infatti la protagonista è isolata sia dal Sé (non consapevolezza di ciò che è successo), dal divino (la continua lettura della Bibbia ma senza capirla), dall'ambiente (la grande casa isolata), dalla realtà (la nebbia che avvolge la casa, la luce che penetra le finestre e che viene bloccata con le tende), dalle sue speranze (che i bambini possano guarire e vivere una vita normale, che il marito possa tornare) e i catalizzatori del cambiamento sono i domestici.

Tutto ciò lo rende un film molto pieno, intenso, proprio perché le chiavi di lettura e le relative intepretazioni sono molteplici e nonostante tutto risulta non dispersivo né noioso perché limitato allo spazio temporale idoneo di circa 90 minuti.

A seconda delle proprie preferenze ci si può concentrare sul significato sottostante le vicende di Grace o semplicemente gustarsi un davvero ottimo film horror come se ne vedono raramente. La prima volta vi sorprendenderà, la seconda volta ve lo potrete gustare di più cercando il dietro le quinte se non vi arrenderete alla visione superficiale. Da vedere magari al buio di notte da soli per un pieno effetto paura.

Se Amenábar tragga esempio da Shyamalan o no sono poi fatti suoi, del resto entrambi esprimono concetti arcinoti, ma questo per dire che è riduttivo accostare "The Others" a "Il sesto senso" solo perché parlano di fantasmi ed hanno un finale a sorpresa.

LA MIA OPINIONE


Altamente sconsigliato a chi preferisce splatter, cadaveri mummificati, effetti speciali da urlo, bambini sequestrati nelle dimensioni demoniache o mamme che si gettano nel vortice per salvarli dal Male ("Poltergeist").

Avete davanti un horror raffinatissimo, che non mostra orrori per imboccarvi ma vi fa accedere direttamente alle vostre paure ancestrali; con una verità spiazzante tutta da scoprire, che potrete intuire solo con un animo estremamente smaliziato, mentre per i più sensibili si svolgerà davanti agli occhi la metafora della maturazione emotiva e spirituale dell'essere umano.
Fatevi raccontare questa storia di fantasmi.
In assoluto uno degli migliori horror degli ultimi anni, come li preferisco.

Per la serie: Come dare dei veri brividi.

Voto personale: 9.0


Curiosità
  • La bravissima domestica dallo sguardo di pietra, Fionnula Flanagan, è apparsa anche nell'episodio "La Madre di Data" della serie "Star Trek: The Next generation", nella parte di un'androide
  • The Others ha totalizzato 8 premi Goya 2002, gli Oscar Spagnoli: miglior film, miglior regista, migliore sceneggiatura originale, miglior fotografia, miglior montaggio, miglior scenografia e miglior sonoro.
  • Uno dei produttori del film è Tom Cruise, all'epoca marito di Nicole Kidman. Tom Cruise nel 2001 fu protagonista di "Vanilla Sky": si trattava di un remake di "Apri gli Occhi", altro film diretto da Amenábar che per l'occasione ne stese la nuova sceneggiatura


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4 commenti:

cinemasema ha detto...

Ottima recensione e blog molto bello (non credevo che blogspot offrisse tante opportunità grafiche, ma questo dipende dalla mia scadente conoscenza dell'HTML). The Others non lo vedo da molto tempo ma ricordo ancora quanto ne rimasi impressionato. Un film che mi scosse e mi segnò non poco, tanto che ancora oggi sono tormentato da alcune immagini.

Recenso ha detto...

Ciao :-) Ti ringrazio di essere passato sul mio blog. Cerco di fare del mio meglio per dare una lettura scorrevole (porto gli occhiali :-)) e mi fa piacere che i risultati ci siano. Hai detto proprio bene su The Others: una volta visto resta impresso. Buona serata :-)

Anonimo ha detto...

Bravo, un ottimo commento.
Io, nel My Movies Forum, lo avevo commentato frattolosamente così (come di seguito riportato), ma sentivo che era incompleto.

Un thriller a sfondo psicologico.
L'atmosfera, l'ambiente quasi claustrofobico e l'atteggiamento iperprotettivo del personaggio principale sottolineano, a mio parere, come le nostre più grandi paure ci possano schiacciare e fare rinchiudere in un mondo interiore che ci fa persino dubitare della benevola natura della luce senza permettere di apprezzare, di amare e di guardare in faccia alla realtà delle cose e di non accorgere che forse, in questo modo, siamo come morti. Il tutto ovviamente accompagnato da una enorme sofferenza. Veramente bello.
Vinni.

Recenso ha detto...

Ciao Vinni e grazie per la tua recensione molto interessante e ben scritta.Torna quando vuoi :-)

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