Un Canto di Natale 3D è la proposta di A Christmas Carol, film di Zemeckis prodotto dalla Disney, che fa svolazzare un Jim Carrey in formato Scrooge sulla Londra del diciannovesimo secolo.

Film A Christmas Carol
Titolo originale: A Christmas Carol
Nazionalità: USA
Anno: 2009
Durata: 92 minuti (1h 32′)
Genere: animazione, fantastico, drammatico
Regia: Robert Zemeckis
Basato sulla novella omonima di Charles Dickens
Sceneggiatura: Robert Zemeckis
Fotografia: Robert Presley
Colonna sonora: Alan Silvestri
Attori del Cast: Jim Carrey, Gary Oldman, Colin Firth, Bob Hoskins, Robin Wright Penn, Cary Elwes, Daryl Sabara, Fionnula Flanagan
Disponibile in DVD e sulle piattaforme di streaming legale
- Trama
- Trailer
- Recensione di A Christmas Carol
- Curiosità sul film
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Backstage di “A Christmas Carol”: dietro le quinte di Scrooge
TRAMA
Londra, anno 1836. L’avarissimo Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) organizza il funerale del suo unico socio in affari Jacob Marley (Gary Oldman), ma dover spendere dei soldi, anche se per un amico, lo fa stizzire.
Sette anni dopo, vigilia di Natale. Mentre tutti si preparano per la festa, Scrooge manda a quel paese chiunque voglia fargli gli auguri o chiedergli donazioni per i poveri. Neanche suo nipote Fred (Colin Firth), figlio della sua unica sorella, riesce a farlo ragionare. Per Scrooge il Natale è solo una perdita di tempo, un giorno di festa per l’impiegato Bob Cratchit (Gary Oldman) che dovrà comunque essere retribuito.
Quando si prepara per dormire nella sua enorme casa vuota, Scrooge vede comparire davanti a sé uno spirito cieco e incatenato: è Jacob Marley, venuto ad avvisarlo delle catene che Scrooge stesso sta forgiandosi con la sua avarizia. Marley gli annuncia la visita di tre spiriti: se neanche loro riusciranno a fargli capire i suoi errori, Scrooge potrà meritare solo un’eternità di sofferenza. Marley si congeda e Scrooge si convince di aver digerito male. Ma a un tratto, capta strani rumori davanti a lui…
TRAILER A CHRISTMAS CAROL
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RECENSIONE A CHRISTMAS CAROL
Nell’Inghilterra Vittoriana, già sfondo delle Avventure di Oliver Twist, Charles Dickens immaginò una storia che è diventata un classico di Natale: A Christmas Carol. Il Canto di Natale di Dickens racconta della redenzione di un vecchio avaro in una notte magica pervasa dai buoni sentimenti natalizi. La figura di Scrooge e il crescendo di presagi ed emozioni regalate dalla novella divennero in breve tempo un elemento dell’immaginario collettivo.
ISPIRAZIONI DAL CANTO DI NATALE
Da Scrooge discende il personaggio disneyano di Paperon De’ Paperoni (in americano Scrooge McDuck), disegnato da Carl Barks e apparso per la prima volta negli anni ’40 nel fumetto Il Natale di Paperino sul Monte Orso (Christmas on Bear Mountain).
Il 19 dicembre 1982, l’anno in cui apparvero i primi piatti natalizi a soggetto disneyano, Zio Paperone fu protagonista sul numero 1412 di Topolino (all’epoca edito da Mondadori) proprio di un adattamento paperoniano del canto dickensiano, intitolata “Canto di Natale“, scritta dal bravo Guido Martina: dopo l’originale di Dickens, questa versione è secondo me una delle migliori per i brividi che seppe trasmettere, ma è solo italiana.
Il cinema ha trasportato diverse volte la storia di Scrooge sul grande schermo, fin dal 1911, quando apparve in un adattamento muto; perfino gli italiani ci provarono nel 1953 con Non è mai troppo tardi (con Paolo Stoppa e Marcello Mastroianni).
Differente invece la scelta di Frank Capra che, nonostante la fama di girare film buonisti, quando nel 1946 propose “La vita è meravigliosa” decise di lasciar perdere l’avaraccio Potter (Lionel Barrymore), immodificabile come i veri cattivi, ma di concentrarsi invece sul cambio di atteggiamento del protagonista, il già buono George Bailey (James Stewart) che, in un momento di disperazione, sputa sulla vita ed esprimeva il desiderio di non essere mai nato, annullando le buone azioni compiute, ma poi si “ravvedeva”. Anche questo è ormai diventato un classico di Natale.
Finora gli adattamenti più apprezzati dai cinefili sono “La più bella storia di Dickens“, del 1970, con Albert Finney, corredato da canzoni, e il “Canto di Natale di Topolino” (Mickey’s Christmas Carol), cartone animato Disney uscito nel 1983, bello ma, secondo me, sempre meno emozionante della versione stampata mondadoriana del 1982.
Il tema del cattivo, o comunque del protagonista arido, che si ravvede, è stato poi ripreso in tanti e tanti film, da S.O.S. Fantasmi a Cambia la tua vita con un click. Seppur non ambientato a Natale, come già dissi nella mia recensione quest’ultimo costituisce una piacevole variazione tecnologica della storia. I blogger cinefili che pubblicano le liste dei migliori film di Natale si “ravvedano” e lo aggiungano di corsa.
A ZEMECKIS CAROL
Nel 2009 la Walt Disney Pictures ci riprova con la regia di Robert Zemeckis, la tecnologia della motion capture a cui gli attori prestano faccia, voce e movimenti, come già fu per Polar Express con Tom Hanks, e la camaleonticità di un attore dotatissimo come Jim Carrey.
Il risultato è che A Christmas Carol è un bel film.
Fedele alla trama originale, Zemeckis fa un ampio uso delle possibilità offerte dalla performance capture, che sagoma i personaggi sui volti e le espressioni dei veri attori, ottenendo nuove possibilità espressive, a metà tra il cartoon e la realtà, superiori a Polar Express.
A Christmas Carol si fa guardare nella scenografia della Londra Vittoriana sulla quale il regista si diverte a far scorrazzare la macchina da presa, in un effetto molto simile a quello ottenuto da Cameron nel Titanic, quando sorvolava tutta la nave; si fa ammirare nella definizione precisa degli scenari e dei personaggi che sembrano tridimensionali anche nella versione 2D, come nella scelta della fotografia festosa e luccicante della sequenza dello Spirito del Natale Presente; si fa riconoscere nei tanti tratti famigliari del vecchio Scrooge, caratterizzato apposta con naso e mento che si appuntiscono lungo la sua vita, come si nota durante le visite degli spiriti, e sempre più curvo e rinsecchito appare il suo corpo, consumato dall’avarizia che ha inaridito il cuore del giovane Scrooge.
Non eccessivamente horror la sequenza dello Spirito del Natale Futuro, perché è un film comunque diretto anche ai bambini, ma è tuttavia abbastanza inquietante per intimorire i bambini piccoli nel momento in cui descrive l’inferno che attende Scrooge.
IL FILM
Per quanto riguarda gli attori di A Christmas Carol, Jim Carrey qui interpreta non solo Scrooge ma, opportunamente trasfigurato, recita anche nel ruolo dello Spirito del Natale Passato, del Presente e del Futuro. Ci regala una performance misurata ma intensa, dimostrando ancora una volta quanto Hollywood lo sottovaluti.
Bravi, ma con poco spazio, anche gli altri interpreti: Gary Oldman nel ruolo di Bob Cratchit e di Marley; Colin Firth in quello del nipote Fred; Bob Hoskins a cui sono toccate le parti del corpulento Fezziwig e di Joe, mentre Robin Wright Penn ha dato corpo all’ex fidanzata Belle e a Fan.
Un plauso anche al trasformismo della voce di Roberto Pedicini, storico doppiatore italiano di Jim Carrey in diversi film.
Venendo alla colonna sonora, A Christmas Carol si avvale delle musiche di Alan Silvestri, che non lesina spazio alle melodie gioiose del Natale e si incupisce opportunamente nelle sequenze più gotiche, per poi allietare i cuori nei titoli di coda con il bel “God Bless Us Everyone“, cantata da Andrea Bocelli che qui si cimenta anche in un poderoso acuto finale.
Nonostante ciò, il film non ha guadagnato neanche una nomination agli Oscar, dove gli sono stati preferiti il bellissimo Up, giustamente premiato come Miglior Film d’Animazione, e la Principessa e il Ranocchio; niente nomination nemmeno ai Golden Globe. Almeno una a Jim Carrey la potevano dare.
DIFETTI DEL FILM
Difetti, certo, insiti nei limiti che, ancora nei film usciti nel 2011, caratterizza la performance capture in 3D: nei primissimi piani, la pelle del volto dei personaggi appare ancora secca e i solchi delle rughe di Scrooge lo fanno sembrare di gomma più che di carne; bene invece il dettaglio degli occhi, espressivissimi soprattutto quelli di Carrey, che però sembrano solo due fori neri nelle inquadrature più lontane e nei personaggi secondari; la mancanza di peso, evidente nelle sequenze in volo, a tratti troppo cartoonizzate; la poca caratterizzazione del personaggio del piccolo Tim, visto che ha buona parte della responsabilità del cambiamento di Scrooge.
In A Christmas Carol, Robert Zemeckis ha scelto di dare al Canto di Natale dickensiano una veste che privilegia l’estetica più che la libera interpretazione e, sicuramente, chi attende quel guizzo di originalità che contraddistingue il regista di film cult come Ritorno al Futuro o Forrest Gump resterà deluso. Ma Zemeckis ha anche chiarito che, secondo lui, la storia di Dickens, piena di effetti speciali e voli magici, sembrava già scritta per il cinema, perciò lui non ha fatto altro che cercare di renderle il giusto riconoscimento.
Ciò che davvero manca nella sceneggiatura è un riferimento alla morale e al modo di reagire del ventunesimo secolo. Scrooge inizia troppo presto a commuoversi; traballare subito oggi è considerato un sintomo di debolezza.
Per aggiornarlo ai tempi odierni, in cui l’aridità e il pessimismo sono (discutibili) sinonimi di “maturità”, Scrooge non dovrebbe sembrare già predisposto all’ovvio finale, per cui, dopo la perfetta tirata iniziale sull’inutilità del Natale, sarebbe stato il caso di farlo restare sulle sue per quasi tutto il film, per poi farlo implodere con un maggiore effetto drammatico, come succede nel film Cambia la tua vita con un click (purtroppo inficiato dalla non-espressività di Adam Sandler).
La versione di Zemeckis invece spinge il pedale già con la visita del fantasma di Marley per far proseguire Scrooge in discesa lineare per tutto il resto del film, e questo rischia di insinuare nei moderni cinefili, che già si aspettavano da Zemeckis chissà quale miracolo, la sensazione che la redenzione del vecchio sia opportunistica e non sentita davvero. Eppure, basta lo sguardo di Carrey per ridimensionare queste critiche.
COMMENTO FINALE
In conclusione, A Christmas Carol diventerà presto un altro classico di Natale. Oltre 300 milioni di dollari di incassi (quasi 17 milioni di euro solo nella pessimista Italia) sono un ottimo risultato per un film costato circa 200 milioni di dollari che racconta una novella buonista di due secoli fa.
Per la serie: il Canto di Natale.
Voto personale 3D: Vertiginoso
Voto personale 2D: Davvero bello
Backstage A Christmas Carol
Il dietro le quinte del film. Ecco il video con le interviste a Zemeckis e a Jim Carrey: guardalo qui
Curiosità
- Robert Zemeckis ha detto che il Canto di Natale è la sua storia preferita con viaggi nel tempo.
- Questo è il primo vero adattamento Disney del Canto di Natale: nei precedenti c’erano personaggi non umani o erano parodie
- Quando lo Spirito del Natale Presente dice che ha 1842 fratelli, si riferisce al fatto che siamo nell’anno 1843. Lo si capisce perché sul certificato di morte di Marley, firmato da Scrooge all’inizio del film, vi è riportato l’anno 1836 e Marley è morto sette anni prima degli eventi del film.
- Nella scena al cimitero, Scrooge non vede tutta la data della morte del vecchio sulla lapide della tomba, ma si leggono le scritte “25 dicembre 18…” e la cifra successiva, semicoperta dalla neve, sembra un 4, quindi quel futuro non è molto distante nel tempo.
- Dickens scrisse Canto di Natale nel 1843. Il film “Dickens – L’uomo che inventò il Natale”, uscito nel 2017, propone un racconto romanzato della sua creazione.
- Un ritratto di Charles Dickens è appeso sulla parete nella casa di Cratchit.
- Poiché la storia è ambientata in Inghilterra e Carrey è canadese, l’attore ha trascorso del tempo in Inghilterra per imparare il giusto accento.
- Nella scena iniziale, gli occhi del cadavere di Marley, che giace nella bara, sono coperti da due penny. Si riferisce all’antica credenza dell’esistenza di un traghettatore (Caronte) che trasportava le anime nell’Oltretomba e risale al V secolo a.C. Le due monete poggiate sugli occhi del cadavere dovevano servire al defunto per pagarsi il viaggio nell’Aldilà. Considerando quanto avari fossero Scrooge e Marley è una cosa esilarante. La decisione di Scrooge di riprendersi le monete e lasciare gli occhi di Marley nudi anticipa la triste sorte del socio nell’Aldilà.

[…] A Christmas Carol 3D (2009) […]
adoro zemeckis, quindi sono troppo di parte 😉
buone feste e a presto!
marco
@Marco Michele
Che rimanga tra di noi 😉
lo adoro anch’io.
Grazie per il commento, di nuovo auguri 🙂
Non sono troppo per il buonismo, mi sembra che stasera venga trasmesso in prima serata su rai due, chissà che non sia la buona occasione per vederlo:)
Tanti auguri e buone feste!!
@affari nostri
Grazie, anche a te 🙂
Scrivi benissimo, complimenti. Ti ringrazio per gli auguri che mi hai lasciato nel mio blog. Ti auguro anch’io tanti auguri di buon Natale e felice 2012. Un abbraccio.
@Tiziana
Grazie per i complimenti.
Abbraccio ricambiato 🙂
Completissima questa recensione, complimenti. E già che ci siamo, auguri
@bblogger
Grazie!
Auguri di nuovo 🙂