• 11 Maggio 2026

Hachiko – Il tuo migliore amico. Recensione del Film

Il commovente filmHachiko – Il tuo migliore amico” omaggia l’omonimo cane giapponese che attese per anni il ritorno del suo amico umano.

Trama, trailer, recensione e curiosità sul film.

Hachiko il film con Richard Gere



Film: Hachiko – Il tuo migliore amico
Titolo originale: Hachiko: A Dog’s Story
Nazionalità: USA
Anno: 2009
Durata: 93 minuti
Genere: Drammatico
Regia: Lasse Hallström
Sceneggiatura: Stephen P. Lindsey
Fotografia: Ron Fortunato
Musiche: Jan A.P. Kaczmarekr
Scenografia: Chad Detwiller
Cast: Richard Gere, Joan Allen, Sarah Roemer, Cary-Hiroyuki Tagawa, Eric Avari, Jason Alexander, Davenia McFadden, Kevin DeCoste, Tora Hallstrom, Robbie Sublett

Dalla vera storia del cane Hachiko, vissuto in Giappone dal 1923 al 1935.


TRAMA HACHIKO, IL FILM

Parker Wilson (Richard Gere) è un uomo buono che ogni giorno fa il pendolare dalla sua casa all’università, dove insegna musica. Una sera, trova alla stazione ferroviaria un cucciolo di cane Akita, forse smarrito da qualcuno e lo porta a casa. Nei giorni successivi, nessuno reclama il cane e così Parker decide di adottarlo, nonostante le riserve della moglie Cate (Joan Allen) per la recente morte dell’altro cane di casa.
Gli anni passano e il legame tra Hachiko e Parker è così forte che Hachiko lo accompagna tutte le mattine al treno e torna ad attendere il suo ritorno fuori alla stazione tutti i pomeriggi allo stesso orario. Ma una sera Parker tarda. Hachiko lo attende fino a notte fonda mentre attorno a lui la stazione si svuota.
Nei giorni successivi è di nuovo lì ad aspettarlo, fiducioso che il suo amico arriverà…

TRAILER HACHIKO

Guardalo qui

HACHIKO – RECENSIONE

Nel 2009, anno di invasioni cinematografiche canine culminate nell’uscita di film come Io & Marley e Hotel Bau, si ritaglia un dignitoso spazio anche il commoventissimo “Hachiko – Il tuo migliore amico“, ennesimo film diretto dallo svedese Lasse Hallström. Tratto dalla storia vera del cane Hachi vissuto in Giappone negli anni ’20, il film ripercorre il legame d’amore e d’amicizia tra un cane e un uomo, che si protrasse negli anni e che non venne mai recisa neanche dalla morte.

LA PAZIENZA DI HACHIKO

Ovviamente la storia è già lacrimevole di per sé e il regista non ha aggiunto molto, lasciando spesso la scena ai tre bravissimi cani che interpretano le tre fasi della vita di Hachiko – cucciolo, giovane e anziano – tre stati d’animo che riflettono la modulazione del loro legame, ovvero, l’incontro, la gioia e la speranza.

La mano del regista usa inquadrature bianco e nero per suggerire la visione in soggettiva del cane e che spiegano la sua crescente solitudine ed estraneità al resto del mondo, man mano che si prosegue nella storia. Nessuna gag comica come in “Io e Marley“, niente scene spettacolari o visioni antropomorfe, Hachiko non semina disastri, è solo un cane con un grande cuore.

L’ORIENTE IN AMERICA

Nonostante il film sia ambientato in America, l’atmosfera tranquilla molto orientale è uno degli elementi che lo caratterizzano, e ci viene descritta attraverso pochi idilliaci dettagli: la casa linda e la famiglia perfetta; l’assenza di veri problemi; la perfetta integrazione del cane nella famiglia; una maturità emotiva notevole da parte dei famigliari che vivono quasi in un eden privato e che farà storcere il naso ai detrattori del “volemose bene”.

Sono infatti tutti elementi che levano realismo alla storia, se si concepisce una realtà senza spazio per la poesia, perché, nella vita, gioia e dolore sono sempre presenti ed è impensabile immaginare una armonia così costante e statica.
Eppure proprio questi elementi sono funzionali allo svolgimento perché chiunque abbia avuto la fortuna di condividere una parte della sua vita con un cane (o con un gatto) sa quanto il legame che si stabilisce possa creare un piccolo angolo di paradiso ogni volta che si è col proprio amico a quattro zampe.
Anche la tragedia è vissuta con molta dignità, senza enfasi o lacrime strazianti. Basta lo sguardo perplesso e triste del cane che sbircia la casa attraverso lo steccato per capire cos’è successo.

Il regista preferisce così non annacquare troppo il carattere giapponese della storia, inserendone più volte rifiniture inconfondibili: l’amico di famiglia giapponese; la sottolineatura della razza del cane anch’essa giapponese; un accenno di predestinazione nell’incontro tra Hachiko e Parker e nel significato del numero 8 quale congiunzione tra finito e infinito; la tranquillità vissuta dai personaggi negli anni.
In questo modo, Hachiko il tuo migliore amico appare permeato di una spiritualità zen che si traduce nella eterna attesa del cane, fedele al suo amico da affrontare le intemperie pur di essere sempre pronto al suo ritorno, con una tenacia che si può trovare solo in un animale.
La grettezza dell’animo fa comunque capolino nel personaggio del bigliettaio della stazione, che non esita a pavoneggiarsi davanti al reporter interessato alla vicenda.

LE EMOZIONI DI HACHIKO

Il film Hachiko il tuo migliore amico, diventa così occasione per celebrare quel sentimento di fedeltà e lealtà che da sempre è associato al cane, sentimenti che Parker dimostra appartenere anche alla sfera umana. Il suo rapporto famigliare è pressoché perfetto, è chiaramente un uomo che non rincorre altri obiettivi che restare fedele a sua moglie nei lunghi anni scanditi dalla crescita di Hachiko.

Nel secondo tempo, il faccione invecchiato e sporco di questo cane viene gestito con mestiere dal regista attraverso sapienti inquadrature che, contrariamente al precedente “La mia vita a quattro zampe”, relegano a poco più che ombre gli altri personaggi.

Sapendo che è una storia vera e conoscendone o comunque intuendone il finale, gli amici degli animali proveranno una stretta al cuore fin dalle prime scene, però “Hachiko – Il tuo migliore amico” è girato con tale comprensione dei meccanismi emotivi del pubblico da riuscire a toccare le corde perfino dei più cinici.

Al di là delle emozioni trasmesse dal film, non si può infatti non riconoscere la grande bravura con cui sono stati gestiti i cani, che non sono stati addestrati per l’occasione, ma per ogni scena la troupe ha atteso con pazienza che il cane decidesse spontaneamente di mostrare quello che volevano riprendere, esercitando proprio quella pazienza canina descritta così bene dal film.

In questo frangente è riconoscibile il feeling che Richard Gere è riuscito a stabilire con i cani, accettando in questo film un ruolo più da partner ché da protagonista. Pur con le poche scene del suo microcosmo paradisiaco, ben incarna quella persona talmente speciale per il suo cane da ispirare una tale pazienza.
Peccato che il finale di Hachiko Il tuo migliore amico sia eccessivamente mieloso e classico (il tema del ragazzo sa di ruffianeria), ma rappresenta un auspicio, un omaggio catartico al vero Hachiko. Infatti la realtà supera la fantasia: i Giapponesi furono così colpiti dalla storia di questo cane da dedicargli una statua di bronzo fuori della stazione di Shibuya, il quartiere di Tokyo dove visse il cane, e Hachiko è ancora oggi là in attesa del suo amico.

COMMENTO FINALE

Hachiko – Il tuo migliore amico è un film che non resterà nella storia del cinema ma in cui, per una volta, la frase “Il protagonista era un cane” ha un altro significato.
Raccomandata dotazione di cleenex.

Per la serie: l’amore di un cane.

Voto personale: Toccante


CURIOSITA’

  • Il vero cane Hachiko si chiamava Hachi (il suffisso “ko” viene aggiunto come vezzeggiativo). Era di razza Akita ed è vissuto ben 12 anni, dal 1923 fino all’8 marzo del 1935.
  • Hachi nella lingua giapponese vuol dire “otto“. Neanche a farlo apposta, un otto coricato è il simbolo dell’Infinito, come infinita fu la pazienza di Hachiko
  • Nel 1934, gli fu dedicata una statua in bronzo e fu messa davanti alla stazione ferroviaria di Shibuya, laddove Hachiko si accucciava in attesa del ritorno del suo amico. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la statua venne fusa perché i metalli per produrre le armi scarseggiavano. Nel 1948, però, ne fu eretta una seconda, è simile alla prima e sempre posta davanti alla stazione
  • Hachiko – Il tuo migliore amico è un remake del film giapponese Hachikō monogatari, del 1987.
  • Il titolo del film americano avrebbe dovuto essere Hachi, come il nome del vero cane, ma poi fu deciso di chiamarlo Hachiko
  • Hachiko Il tuo migliore amico è prodotto anche da Richard Gere ed è stato girato in Rhode Island
  • Alcune ossa del cane sono state seppellite nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del suo amico; il corpo di Hachiko invece è stato imbalsamato: lo potete ammirare al Museo Nazionale di Natura e Scienza, vicino alla stazione di Shibuya
  • Sempre in Giappone, ogni anno, la fedeltà di Hachiko viene ricordata durante una cerimonia in suo onore

Recenso

Valeria Barbera adora parlare di film, libri e serie TV. Nella vita è editor e writing coach. Ha scritto un romanzo, curato un'antologia e pubblicato racconti in antologie e riviste, tra le quali Robot, Urania Collezione 176 e Distòpia, Urania Millemondi 87. Le sue storie sono state premiate o finaliste in diversi premi di narrativa. È redattore di Fantascienza.com e collabora con Andromeda: rivista di fantascienza. Ha vinto il Premio al Lettore di Fantascienza per le migliori recensioni di opere di fantascienza. Inoltre narra audiolibri ed è la voce di VAL9000 per FantascientifiCast: podcast di fantascienza e cronache dalla galassia. Bazzica il web con il nickname Recenso. Altre notizie su Valeria possono essere reperite sul suo blog Recenso.com

3 thoughts on “Hachiko – Il tuo migliore amico. Recensione del Film”
  1. È da tempo che mi ripeto di dover vedere questo film, ma per un motivo e per l’altro rimando sempre…forse inconsciamente so che mi farà troppo commuovere, e allora attendo lo stato d’animo giusto. Fatto sta, che è un film che non posso perdere, e dopo aver letto la tua recensione, ne sono ancora più convinto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.