• 30 Settembre 2022

Il Discorso del Re, film recensione

I problemi di balbuzie di Re Giorgio VI, padre della indimenticabile Regina Elisabetta; la sua amicizia terapeutica con un logopedista nell’Inghilterra anni ’30 che lo aiutò a tenere il famoso discorso di entrata in guerra.
Un film di Tom Hooper vincitore di 4 Oscar 2011 su 12 Oscar candidature.

Trama, trailer, recensione e curiosità sul film, inoltre un video sul discorso di Giorgio VI.

Il discorso del re film drammatico con Colin Firth e Geoffrey Rush

Film Il discorso del re
Titolo originale: The King’s Speech
Nazionalità: UK/australia
Anno: 2010
Durata: 112 minuti
Genere: Storico, drammatico
Regia: Tom Hooper
Sceneggiatura: David Seidler
Fotografia: Danny Cohen
Colonna sonora: Alexandre Desplat
Attori: Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy Pearce, Michael Gambon, Timothy Spall, Jennifer Ehle, Derek Jacobi, Anthony Andrews, Eve Best

Al cinema: dal 28 gennaio 2011

Leggi il libro (in lingua inglese) scritto dal nipote di Logue, ispirato al film: The King’s Speech


TRAMA

Inghilterra, anni ’30: Il Principe Alberto (Colin Firth), duca di York, è affetto da una seria balbuzie che trasforma in imbarazzanti show ogni suo discorso pubblico. Ad aggiungere benzina sul fuoco, un complesso di inferiorità nei confronti del fratello David (Guy Pearce), futuro re Edoardo VIII alla morte del padre Giorgio V. Dopo vari insuccessi con i più rinomati dottori, la moglie Elisabetta (Helena Bonham Carter), futura Regina Madre, contatta Lionel Logue (Geoffrey Rush) un logopedista australiano molto sicuro di sé e dai modi non ortodossi, che in poco tempo diviene il terapista di Alberto.
Logue non si limita a curare solo il difetto meccanico ma inizia a scavare nella personalità di Alberto fino alla causa prima della sua balbuzie, non senza causare i suoi scoppi d’ira.
Mentre Hitler raccoglie consensi in Germania, Giorgio V muore, Edoardo VIII decide di abdicare per sposare la bidivorziata Wallis Simpson, costringendo Alberto a diventare Re Giorgio VI. A ridosso della seconda guerra mondiale, Re Giorgio VI non ha ancora risolto la sua balbuzie eppure deve pronunciare alla radio il discorso che unirà gli inglesi davanti alla minaccia nazista. Come riuscire nell’impresa?

TRAILER IL DISCORSO DEL RE

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RECENSIONE

Il discorso del Re è ambientato in Inghilterra negli anni che precedono lo scoppio della seconda guerra mondiale. Il film ripercorre in forma romanzata le vicissitudini che portarono sul trono Re Giorgio VI e i suoi tentativi di liberarsi da una grave balbuzie attraverso una “terapeutica” amicizia. Tom Hooper già avvezzo ad operazioni di approfondimento psicologico di personaggi della casa Reale (sua la regia di Elizabeth I che portò un Golden Globe a Helen Mirren) non esita ad esplorare con tatto e sensibilità le venature intime di Giorgio VI, un re senza voce costretto dal destino e dalla tecnologia a farne un perno di appoggio per un intero popolo.

Il regista ci racconta una storia sulla conquista della fiducia in sé stessi e muove le mosse dalla ennesima figuraccia dell’allora Duca di York a Wembley. Partendo da una claustrofobica inquadratura dello sguardo atterrito di un bravo Colin Firth, Hooper presenta Alberto come un dead man walking verso un microfono-patibolo adeguatamente ingrandito, con il condannato eseguito in pubblico dal microfono-boia che con i suoi echi ride alla grande del problema di elocuzione di Alberto.

IL RE BALBUZIENTE

Erano gli anni in cui l’Inghilterra stava perdendo Re Giorgio V, un uomo di forza, che non aveva esitato ad educare i suoi figli rigidamente arrivando ad incutergli timore e che perciò si ritrovava con due figli disadattati.

Da una parte Edoardo VIII, colui che abdicò al regno per sposare Wallis Simpson, viene rappresentato come un uomo fondamentalmente debole e dalle dubbie idee politiche, ma che per amore, o paura delle responsabilità, si fa comandare a bacchetta da Wallis come si nota nella scena del ricevimento.
Dall’altra parte, Alberto, futuro Re Giorgio VI, invece è un balbuziente dalla grande umanità ma vittima di scatti d’ira improvvisi che testimoniano un dilemma amletico interno. Un po’ si augura di non essere mai re, ma dentro nasconde un animo coraggioso soffocato dalle imposizioni altrui e che per emergere ha solo bisogno che qualcuno ascolti la sua voce. Chi meglio di un amico può farlo?

Hooper introduce così Lionel Logue, un Geoffrey Rush divertito e divertente ma dallo sguardo profondamente solidale. In Alberto non vede un bimbo viziato cresciuto nel lusso, ma un reduce da un’infanzia difficile e della sua personale guerra contro la paura di essere inadeguato al ruolo che deve recitare.
Come dice il padre Giorgio V, infatti, una volta bastava saper apparire e non cadere da cavallo per essere re, oggi i reali devono ingraziarsi il popolo: sono diventati attori. Eppure Logue capisce che quell’attore è il Re più adatto per guidare il popolo.

Non deve ingannare la presenza nel trailer delle divertenti scene relative alla terapia non ortodossa di Logue: non siamo davanti ad un “My Fair King”, il duca di York non si trasformerà in un bella donna e non s’innamorerà del suo insegnante di dizione, come avveniva a Audrey Hepburn in “My Fair Lady”. Le spiritose lezioni, condite da tante parolacce dalla funzione terapeutica che hanno rischiato di far vietare il film ai minori di 15 anni, non sono la parte principale del film, che è fondamentalmente introspettivo.

UNA REGIA CANDIDATA ALL’OSCAR

Fin dalla sequenza iniziale “dead man walking“, il regista fa un uso da manuale di telecamere, ambienti e primi piani. Ad esempio si noti in sottofondo il ticchettio degli orologi nella casa Reale, un Geoffrey Rush direttore d’orchestra inquadrato all’interno del microfono durante il discorso, le cene alla luce fioca del lampadario.

L’anelito di uguaglianza che porta Logue a chiamare il duca “Bertie” si riflette anche negli ambienti: non c’è più luce nella ricca casa Reale di quanta ve ne sia nella casa consumata di Logue. Insomma, le scelte registiche di Hooper, non esenti da cadute di ritmo, sono esattamente quelle che ti aspetti di vedere e forse proprio questa perfezione lascia una sensazione di prevedibilità o di eccessiva maniera.

LA SCENEGGIATURA CANDIDATA ALL’OSCAR

Ma il pezzo forte de Il Discorso del Re risiede nella sceneggiatura di David Seidler, piena di parole. Balbuziente da piccolo, Seidler fu affascinato dal famoso discorso di Re Giorgio VI e, sapendo quanto era stato prezioso l’aiuto di Logue nel dare alla monarchia inglese un re con una voce guida, chiese alla Regina Madre il permesso di scriverci un film. La Regina Madre lo pregò di non farlo mentre lei era in vita: i ricordi sarebbero stati troppo dolorosi.

Defunta la regina Madre Seidler ha steso la sua sceneggiatura, riempiendola di dialoghi acuti già sperimentati in una versione teatrale della storia, in realtà intelligenti confronti tra Geoffrey Rush e Colin Firth che si fanno seguire docilmente mentre punzecchiano con tanto humor inglese gli stereotipi dell’uomo comune e della nobiltà. Seidler non manca di colpire Hitler, dall’eloquio fluente ma dalle idee nocive, a cui contrappone Re Giorgio VI quale suo esatto contrario.

GLI ALTRI NOMINATI AGLI OSCAR

A parte la ottima scelta di accompagnare la scena del discorso di guerra con il secondo movimento della Sinfonia n.7 in La Maggiore di Beethoven, la colonna sonora de Il Discorso del Re è semplice e discreta; molta cura invece è stata messa nella fotografia uggiosa negli esterni, mentre negli interni trasforma ogni fotogramma in una pittura a tempera. Arrivando agli attori protagonisti, adeguata l’interpretazione di Helena Bonham Carter, autorevole e gentile nei modi come si conviene ad una regina. Irresistibile Geoffrey Rush a cui sarebbe il caso di tradurre in statuetta la nomination agli Oscar 2011 per miglior attore non protagonista.

Infine un plauso a Colin Firth: dall’incedere tanto regale e sciolto quanto esitante e intermittente è il suo eloquio, riesce ad esprimere con sguardo e voce la sofferenza intima e le sfaccettature del suo personaggio.

COMMENTO FINALE

Il Discorso del Re è un film molto difficile da doppiare e per quanto i doppiatori italiani siano bravi, quando un film si basa fortemente sulla voce e sulla pronuncia è opportuno vederlo anche in lingua originale. Solo così si potranno apprezzare i mezzi suoni e i respiri di Firth, persi nel doppiaggio di Luca Biagini (attuale voce di dr House), ma anche le differenze di ritmo nella voce degli attori: pronuncia dura quasi tedesca quella della Helena Bonham Carter, molto musicale Geoffrey Rush, soffocata e irregolare quella di Colin Firth. Per non parlare della bravura di Rush nello scioglilingua i cui suoni sono impossibili da replicare in italiano.

Rispetto ad altri film su disabilità o difetti fisici, Il Discorso del Re non maschera l’handicap ma ne sottolinea il dramma umano, umanizza i Reali pieni di titoli nobiliari e nobilita l’uomo comune, quello senza alcun titolo. Il film ci regala una bella storia d’amicizia e di stima che non scade mai nella retorica e nella commozione forzata. Ha così ottenuto ben 12 nomination agli Oscar 2011, probabilmente non tutte meritate, ma per miglior film, attore protagonista, attori non protagonisti, fotografia, sceneggiatura, montaggio e montaggio sonoro è davvero un ostico avversario per The Social Network: non è difficile prevedere che gli Oscar 2011 ci regaleranno sorprese su varie di queste categorie.

NOTA: Il film ha vinto ben 4 Oscar 2011, miglior film, regia, sceneggiatura originale, attore protagonista (Colin Firth)

Per la serie: Un film da vedere.

Voto personale: 9.0


Curiosità

  • Errori: Nel trailer il regista Tom Hooper viene presentato come Premio Oscar , in realtà non lo ha mai vinto, ma forse la scritta è premonitrice, dato che rischia di vincerlo agli Oscar 2011.
    Geoffrey Rush invece è un vero Premio Oscar e lo ha vinto per Shine (1997)
  • 12 nomination agli Oscar 2011: Miglior film, regia (Tom Hooper), attore protagonista (Colin Firth), attore non protagonista (Geoffrey Rush), attrice non protagonista (Helena Bonham Carter), scenografia, montaggio, fotografia, costumi, sceneggiatura originale (David Seidler), colonna sonora, missaggio (o effetti) sonoro.
    Per Colin Firth è la seconda nomination consecutiva come miglior attore protagonista. La prima fu nel 2010 per “A Single Man”. Il ruolo di Re Giorgio VI gli ha già portato un Golden Globe 2011.
  • Durante una seduta di terapia Alberto canta alcune note del valzer de La Bella addormentata (nel bosco), di Čajkovskij.
  • Nei paesi di lingua inglese, il film era stato inizialmente vietato ai minori di 15 anni per le undici occorrenze della parola “fuck” (fanculo), assieme ad altre. Il divieto è stato poi abbassato ai minori di 12 e aggiunto l’avviso sulla presenza di un linguaggio forte durante sedute di terapia. In particolare viene sottolineato che la parola “tits” (tette) “viene usata sotto un aspetto non sessuale
  • Colin Firth fu la seconda scelta per il ruolo di Re Giorgio VI. Infatti la parte era stata pensata per Paul Bettany, che “abdicò” per passare più tempo con la sua famiglia. Ora si sta mangiando le mani. “Il discorso del re“, infatti, ha ottenuto 12 nomination agli Oscar 2011, tra cui quella per miglior attore protagonista, a Colin Firth.
  • Guy Pearce impersona il fratello più anziano di Giorgio, Edoardo VIII, che poi abdicherà per sposare Wallis Simpson. Come si nota però, nella vita reale Pearce è 7 anni più giovane di Colin Firth
  • Derek Jacobi, che qui interpreta l’arcivescovo, ha precedentemente interpretato Alan Turing (lo scienziato della macchina di Turing) in un film per la televisione. Come Giorgio VI, anche Turing era balbuziente ed ebbe un importante ruolo nella vittoria degli alleati durante la seconda guerra mondiale
  • Per convincere Geoffrey Rush a partecipare alle riprese, la produzione decise di imbucare la sceneggiatura del film nella cassetta della posta di qualcuno che viveva vicino a lui, scusandosi per il metodo poco ortodosso con cui gli era stata consegnata
  • Re Giorgio VI morì nel 1952, Lionel Logue l’anno dopo
  • Per esigenze narrative alcuni eventi sono stati modificati rispetto alla storia reale. Re Giorgio VI infatti conosceva Lionel Logue da molto prima del 1934. Grazie alla sua terapia, già nel 1927 era riuscito a non balbettare al discorso di apertura del Parlamento Australiano a Canberra. Nel film viene detto che Re Giorgio diede un titolo a Logue nel 1944. Nella realtà Logue era stato già nominato da Re Giorgio VI Cavaliere dell’Ordine Reale Vittoriano nel 1937, molto prima del discorso in occasione dell’entrata in guerra. Nel 1944 Re Giorgio VI lo elevò a Comandante. E’ invece vero che Logue aiutò i reduci della Prima Guerra Mondiale e che usava il denaro ottenuto a pagamento dai clienti più ricchi per aiutare quelli più poveri
  • Esiste anche un libro omonimo scritto da Marc Logue (nipote di Lionel) con Peter Conradi, uscito poco prima del film, The King’s Speech, che racconta nel dettaglio come suo nonno, uno sconosciuto logopedista australiano, salvò la monarchia inglese aiutando Re Giorgio VI a superare la sua balbuzie. Il film non si è basato sul libro, che è stato ispirato dal film e dalla volontà del nipote di Logue di raccontare in dettaglio l’amicizia tra i due uomini. In particolare Marc Logue afferma che il comportamento del nonno non era così irriverente nei confronti del Re, come descritto nel film, particolare che probabilmente è stato esagerato per spettacolarità. Marc è in possesso delle lettere e delle cartoline autentiche scambiate tra Re Giorgio VI e Lionel Logue, conserva anche una copia del discorso di re Giorgio VI declamato nel 1939, a cui si riferisce il film. Vedi anche il video della cnn qui sotto

LA STORIA DIETRO IL VERO DISCORSO DI RE GIORGIO VI

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Recenso

Mi piacciono il cinema, la televisione, il turismo e i libri. Piacere :)

18 thoughts on “Il Discorso del Re, film recensione”
  1. […] del Re fanno incetta di nominations e gli Oscar 2011 se li contenderanno in massima parte loro. Il discorso del Re guida con ben 12 nominations: Miglior film, regia, attore protagonista, attore non protagonista, […]

  2. Sono d’accordo su tutta la linea, soprattutto sulla prevedibilità della regia (per quanto ottima) e sul valore aggiunto di vedere il film in lingua originale. Firth e Rush da Oscar!

  3. Bella la pagina delle curiosità.. aggiungerei che nella traduzione è stato usato il termine PRIVACY con pronuncia all’americana “praivasi” anzichè all’inglese!

  4. […] nulla per la sceneggiatura troppo stereotipizzante. Con avversari come The Social Network, Il Discorso del Re e The Fighter, è possibile che, dopo il golden globe 2011 e i bafta, solo la candidatura della […]

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