domenica 27 giugno 2010

THE TIME MACHINE film (2002): recensione

Viaggi nel tempo in The Time Machine, film di fantascienza versione 2002, che rilegge in chiave moderna il classico letterario di H.G.Wells e quello cinematografico del 1960.

la+macchina+del+tempoFilm: The Time Machine
Titolo originale: id.
Nazionalità: USA
Anno: 2002
Durata: 96 minuti
Genere: Fantascienza
Regia: Simon Wells
Ispirato al romanzo "La Macchina del tempo" di Herbert George Wells
Sceneggiatura: John Logan
Fotografia: Donald McAlpine
Musiche: Klaus Badelt
Scenografia: Oliver Scholl
Cast: Guy Pearce, Mark Addy, Samantha Mumba, Phyllida Law, Laura Kirk, Josh Stamberg, John W. Momrow, Sienna Guillory, Jeremy Irons, Max Baker, Jeffrey M. Meyer, Alan Young

Remake de L'Uomo che visse nel futuro

Trovalo in : DVD /Romanzo di H.G.Wells


Trama


1899, New York: Alexander Hartdegen (Guy Pearce) è un rampollo di buona famiglia, insegna Meccanica Applicata alla Columbia University ed è fidanzato con Emma (Sienna Guillory). Ma la sera in cui le chiede di sposarlo Emma viene uccisa in una rapina. Distrutto dal dolore Alexander si allontana dall'amico Filby (Mark Addy) e si chiude nel suo studio. Quattro anni dopo ha costruito una macchina del tempo con la quale lo scienziato intende cambiare il passato salvando Emma. Ma ogni cambiamento non altera il destino della ragazza e Alexander decide di viaggiare nel futuro per trovare risposta alla domanda "Perché non posso cambiare il passato?". Si ritrova così nell'anno 802.701, in un mondo abitato da due razze: i Morlock e gli Eloi...

Trailer





Recensione


The Time Machine, film del 2002, è diretto dal pronipote di quell'Herbert George Wells che con il romanzo omonimo scritto nel 1895 diede inizio alla fantascienza dei viaggi nel tempo.

The Time Machine film Vs La Macchina del Tempo di H.G.Wells


Il romanzo conteneva una approfondita analisi dello scrittore sulla società inglese di fine ottocento rappresentata da Morlock ed Eloi, era già stato portato sullo schermo nel 1960 da George Pal col titolo italiano "L'uomo che visse nel futuro", pellicola ancora oggi dotata di grande fascino per quelle atmosfere polverose e stantìe degli intellettuali vittoriani e l'animazione del viaggio nel tempo, egregia per quei tempi.

Nel 2002 Simon Wells, discendente di Her George, prende in mano la regia per offrirne una rilettura moderna. Wells aveva all'attivo direzioni di film d'animazione come Balto (1995) e Il Principe d'Egitto (1998, Dreamworks), ma dopo soli 18 giorni di riprese diede forfait per forte esaurimento e fu sostituito dal più blockbusteriano Gore Verbinski, che poi dirigerà i primi due film della trilogia Pirati dei Caraibi.

Va subito detto che già nel romanzo erano presenti due fasi molto diverse: quella nel presente ambientata nel chiuso dei salotti statici degli intellettuali inglesi limitati dall'assenza d'iniziativa, e quella agreste in un futuro remotissimo tra gente ugualmente apatica, caratteristica molto bene evidenziata dal film del 1960.

Anche la versione 2002 presenta quindi per struttura due tempi molto diversi, adeguatamente curati nella fotografia, colonna sonora e scenografie che non faranno gridare Vergogna agli inevitabili detrattori.

La sceneggiatura effettua variazioni nella trama e un cambio netto nel personaggio del protagonista, che qui non è più un eroe in erba della Londra vittoriana, disinteressato ai sentimenti e concentrato sulla scienza dei viaggi nel tempo. Alexander è un rampollo di buona famiglia, un damerino della New York del 1899 con una fidanzata che medita di sposare e che, tra un appuntamento e una lezione universitaria, coltiva una conoscenza epistolare con Einstein, sconosciuto impiegato dell'ufficio brevetti.

Mentre lo scienziato del 1960 vuole solo visitare il futuro e utilizza la macchina del tempo per scopi puramente scientifici, quello del 2002 vuole egoisticamente usarla per cambiare il passato a suo vantaggio.

Alexander inizia quindi il suo percorso senza quei nobili sentimenti e il disinteresse verso le donne che caratterizzavano il vecchio protagonista interpretato da Rod Taylor.

Il film di Wells promette fin dalla prima carrellata in soggettiva nella Columbia University una pellicola classica e senza guizzi particolari, con sequenze dalla spettacolarità elegante con la bella animazione attorno al protagonista durante il primo viaggio nel futuro, che termina con la regressione verso lo spazio, e l'azione mai eccessiva del secondo tempo, in cui viene tratteggiata l'evoluzione del protagonista.

The Time Machine film Vs L'uomo che visse nel futuro


Nonostante le critiche e un trailer internazionale che lo presentava con toni trionfali da fumettone, il film offre un dignitoso risultato che omaggia e si ispira in più punti al classico di George Pal in modo da offrire un gancio ai cinefili adulti cresciuti con la dolce Weena, ma che ammoderna la storia con variazioni che ho trovato gradevoli e ben pensate, come il linguaggio delle pietre o i tratti indo-orientali dei non più biondi Eloi, ma anche nell'organizzazione dei Morlock.

Per quanto carico di fascino d'antan del primo film sui viaggi nel tempo e pertanto destinato comunque a stupire, va detto che "L'uomo che visse nel futuro" alcune pecche le aveva, come la stiracchiata spiegazione per la catastrofe planetaria, una soluzione Morlock che lascia dubbi e un futuro 1966 ad uso e consumo delle paure di quei tempi.

L'atmosfera retrò è ben conservata nel primo tempo, nei paesaggi da illustrazione fine ottocento, nei contrasti cromatici vividi, negli interni dell'Università e della casa di Alexander che tanto suoneranno famigliari agli estimatori del vecchio film.

Il secondo tempo cambia registro come previsto e dal blu notte dell'America fine ottocento si passa alle scenografie solari e ariose del mondo degli Eloi, i cui tratti somatici rispecchiano le teorie sull'aspetto dei futuri umani meglio dei biondissimi apatici degli anni '60.

L'evoluzione del protagonista viaggia su luoghi narrativi collaudati, il design della macchina del tempo è seducente, il suo funzionamento spettacolare e intuitivo, gli effetti speciali e lo scorrere del tempo, con le eccellenti trasformazioni geologiche, non lasceranno delusi i più acculturati fan della fantascienza, anche grazie a richiami a Ritorno al Futuro, Star Trek, Spazio 1999.

Nonostante la limitata parte assegnata a Jeremy Irons, in un film di soli 96 minuti, l'Uber Morlock si fa notare e la fotografia attenta sottolinea la differenza tra umano e Morlock illuminando con colori caldi e solari il primo, freddi e smorti il secondo.

Difetto del film è l'assenza di un vero personaggio femminile: sia Emma che Mara sono poco più che figure di contorno e non incidono nel risultato. Le poche scene iniziali non ci fanno affezionare abbastanza alla storia tra Emma ed Alexander da commuoverci al loro reincontro, mentre la bella Samantha Mumba è poco più che una guida turistica dagli abiti succinti e, alla fine della fiera, neanche lei stabilisce un legame profondo con Alexander.

Del resto Guy Pearce è un bravo attore, ma ha la caratteristica naturale di apparire sempre un po' distante dal film e dalle altre star, in un mondo a parte.
Ma a compensazione il film si concentra per scelta sulla crescita di Alexander, ben reso da un allora non notissimo Guy Pearce, e sulla domanda che arrovella lo scienziato, la cui risposta segue i canoni fantascientifici dei viaggi nel tempo.

Ai più affezionati alla prima versione mancherà la conversazione tra colleghi sulle quattro dimensioni, l'esperimento col sigaro, il racconto in prima persona e l'irruenza di Rod Taylor sbeffeggiato dall'eco della sua voce in un edificio vuoto, ma come fargliene un torto? La sceneggiatura e la regia hanno preferito solo ispirarsi al vecchio film, consci che, quando una pellicola è entrata nella storia del cinema, tentare di farne un fedele remake sarebbe stato un suicidio annunciato.

Commento Finale


Nonostante la breve durata, il film riesce comunque a condensare alcune riflessioni sull'eticità della scienza spinta al limite, sul conformismo dei circoli accademici scientifici, sul Destino, confezionando un film rotondo dalla colonna sonora in simbiosi, che si completa nel parallellismo finale tra passato e futuro.

La versione 2002 propone una lettura semplice che deluderà i cinefili esigenti e gli ultra affezionati al romanzo, ma che lavora come deve senza approfondire troppo e senza nemmeno sfociare nel puro blockbuster o nel fumettone eroico anni '50.

Il film corregge i difetti del vecchio classico e non perde colpi con gli anni, ma per apprezzarlo al meglio bisogna ricordare che è diretto ad un pubblico moderno, che vive in una società che "non ha memoria del passato e nessuna ambizione per il futuro", come gli Eloi: si tratta della società attuale. Sotto questa luce il film centra in pieno il bersaglio.

The Time Machine è un film che non va visto come un remake, ma come una pellicola stand alone, più simile all'altro film basato su Wells, "L'uomo venuto dall'impossibile" (1979, con Malcom McDowell), rinunciando a fare confronti impossibili con una pellicola e un romanzo figli di altri tempi e altri sogni.

Per la serie: "Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo: quelle che ci portano indietro, i ricordi, e quelle che ci spingono in avanti, i sogni".

Voto personale: 8.5



Curiosità


  • L'attore che intepreta il fioraio è Alan Young, lo stesso che interpretava Filby nel film "L'uomo che visse nel futuro". Assegnata la parte riuscì anche a trovare nel guardaroba il suo vecchio costume di scena

  • Sebbene diciotto giorni dopo l'inizio delle riprese Gore Verbinski subentrò a Wells nella regia per estremo esaurimento, il regista ritornò nella fase di post produzione

  • In una scena di lotta con i Morlock Guy Pearce si ruppe una costola

  • In diverse scene nella casa di Alexander si nota un ritratto di H.G.Wells

  • L'anno che s'intravede durante uno dei viaggi nel tempo è 635.427.810 d.C.

  • Nella maggior parte delle sequenze d'azione Guy Pearce non ha voluto controfigura

  • Il musical nominato dall'unità olografica Vox (Orlando Jones) non esiste. Il compositore menzionato, Andrew Lloyd Webber, invece esiste

  • Originariamente il personaggio di Vox doveva essere un robot, ma, causa la somiglianza con i robot del film di Spielberg, "A.I. Intellgenza artificiale", fu deciso che sarebbe stato un ologramma

  • Era prevista una sequenza in cui una pioggia di meteore cade su New York, ma fu tagliata perché poteva ricordare l'attentato alle Torri Gemelle avvenuto pochi mesi prima

  • Nella sequenza del primo viaggio nel futuro Alexander vede che i vestiti dei manichini nella vetrina di un negozio cambiano velocemente: è un omaggio al film di George Pal (Rod Taylor si accorgeva dello scorrere del tempo dal succedersi dei vestiti indossati dai manichini di un negozio di abbigliamento posto di fronte alla sua casa)


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